Ezetimibe

Ezetimibe

 

S’impiega principalmente nel trattamento del colesterolo alto.

 

Che cos’è l’ezetimibe?

Riduce la quantità di colesterolo assorbita dall’organismo.

 

Come si assume l’ezetimibe?

Si somministra per via orale; talvolta insieme ad altri farmaci per ridurre il colesterolo.

La sua assunzione deve avvenire contestualmente ad un adeguato programma alimentare e di attività fisica.

 

Effetti collaterali dell’ezetimibe

In rari casi i farmaci per abbassare il colesterolo possono condurre alla perdita dei muscolo scheletrico, aumentando in tal modo il rischio di insufficienza renale.

 

Fra gli altri suoi possibili effetti indesiderati si possono includere:

intorpidimenti o pizzicore

stato di depressione

naso chiuso o che cola

sintomi di un raffreddore

dolore alla schiena o dolore a livello articolare

tosse

lieve mal di stomaco

scariche di diarrea

sensazione di stanchezza

mal di testa

capogiri

 

È bene rivolgersi subito ad un medico in caso di:

rash

orticaria

prurito

difficoltà a respirare

senso di pesantezza, oppressione o dolore al petto

gonfiore a bocca, volto, labbra o lingua

debolezza, sensibilità o dolori muscolari insoliti

feci color argilla

ittero

pancreatite

febbre, mal di gola e mal di testa associati a grave rash cutaneo, vesciche e desquamazione dell’epidermide

senso di nausea

male allo stomaco

febbriciattola

calo dell’appetito

urine scure

 

Controindicazioni e avvertenze

Non dovrebbe essere assunta contemporaneamente a colestiramina, colestipolo o colesevelam: è necessario aspettare almeno 4 ore dopo aver assunto uno di questi farmaci, oppure assumerla almeno 2 ore prima di questi medicinali.

Non deve essere altresì assunta unitamente a fenofibrato o statine.

Prima della cura è importante informare il medico:

circa la presenza di allergie al principio attivo, ai suoi eccipienti, ad altri farmaci, ad altre sostanze o ad alimenti

dei medicinali, dei fitoterapici e degli integratori già assunti in passato, citando in particolare colestiramina, colestipolo, colesevelam, gemfibrozil, steroidi e ormoni (inclusa la pillola anticoncezionale), ciclosporina e anticoagulanti

se si soffre (o si ha sofferto) di malattie renali o disturbi alla tiroide

in caso di donne gravide o in fase di allattamento

 

Prima di osservare miglioramenti nel livello di colesterolo potrebbero essere necessarie almeno 2 settimane di trattamento.

Fenofibrato

Fenofibrato

 

S’impiega per ridurre i livelli di colesterolo e trigliceridi nel sangue ed al fine di aumentare quelli di HDL (high-density lipoprotein, il cosiddetto “colesterolo buono”).

 

Che cos’è il fenofibrato?

Esso velocizza il naturale processo di rimozione dall’organismo del colesterolo.

 

Come si assume il fenofibrato?

Si somministra per via orale (sotto forma di capsule o compresse). Di solito deve essere assunto una volta al dì.

Può essere assunto da solo o in combinazione con altri farmaci.

Di solito il medico prescrive un dosaggio iniziale che può in seguito essere modificato in base alla risposta al trattamento.

 

Effetti collaterali del fenofibrato

Fra i suoi possibili effetti indesiderati si possono includere:

stato di costipazione

scariche di diarrea

bruciore allo stomaco

dolori alla schiena, a un braccio o alle gambe

mal di testa

 

È importante ricorrere subito alle cure di un medico in caso di:

rash

orticaria

prurito

difficoltà a respirare

senso di pesantezza o oppressione al petto

gonfiore a bocca, volto, labbra o lingua

debolezza

dolore o sensibilità a livello muscolare

dolore articolare

stato febbrile

cute che si desquama o con vesciche

dolore alla parte alta della schiena (fra le scapole o sotto alla spalla destra)

dolore allo stomaco, soprattutto se alla parte alta a destra

senso di nausea

conati di vomito

arrossamento, gonfiore, dolore, sensibilità o calore a livello di una gamba

fiato corto

dolorosa respirazione

sangue nell’espettorato

 

Controindicazioni e avvertenze

Prima di assumerlo è importante rendere edotto il medico:

circa la presenza di eventuali allergie al principio attivo, ai suoi eccipienti, a qualsiasi altro farmaco, ad alimenti o ad altre sostanze

dei medicinali, dei fitoterapici e degli integratori già assunti in passato (in particolare colchicina, diuretici, betabloccanti, anticoagulanti, inibitori della HMG-CoA reduttasi, terapia ormonale sostitutiva o contraccettivi ormonali e farmaci immunosoppressori)

se si soffre (o si è sofferto in pregresso) di malattie ai reni, al fegato o alla cistifellea, diabete o ipotiroidismo

se si bevono grandi quantità di alcolici (o se ne siano bevute nel passato)

in caso di donne gravide o in fase di allattamento

 

In caso di trattamento con resine sequestranti gli acidi biliari è opportuno assumerle un’ora dopo o 4-6 ore prima del fenofibrato.

Fenomeno di Raynaud

Fenomeno di Raynaud

 

Il Fenomeno di Raynaud è caratterizzato da un eccessivo raffreddamento e cambiamento di colore di alcune aree del corpo – solitamente le dita, la punta del naso e le orecchie – in presenza di basse temperature o in condizioni di stress emotivo.

Che cos’è il Fenomeno di Raynaud?

Il Fenomeno di Raynaud è rappresentato dall’eccessivo e anomalo restringimento dei vasi sanguigni (vasospasmo) in presenza di stimoli scatenanti (sbalzi di temperatura, emozioni intense), che alterano il flusso sanguigno nelle zone periferiche del nostro organismo, quali le dita. Nei casi più gravi, la riduzione della circolazione a livello delle dita può diventare cronica e comportare la formazione di ulcere.

Da cosa può essere causato il Fenomeno di Raynaud?

Alla base del Fenomeno di Raynaud sembra ci sia l’eccessiva reattività dei vasi sanguigni alle temperature e allo stress, che comporta una riduzione del flusso di sangue alle estremità del corpo per limitare la dispersione di calore. In realtà sono due le forme di questa condizione. La più diffusa è la forma primaria, la cui causa è ignota e non è correlata a nessuna malattia sistemica che possa provocare il restringimento dei vasi sanguigni; la forma secondaria è invece correlata a una condizione medica sottostante (per es. la sclerodermia, la connettivite mista, la poli/dermatomiosite) e fattori predisponenti noti tra cui per es. l’utilizzo di strumenti lavorativi freddi o vibranti, il fumo, traumi alle mani o ai polsi, l’assunzione di alcuni farmaci (ad esempio i beta bloccanti), l’esposizione a cloruro di vinile e disturbi della tiroide.

Con quali sintomi si manifesta il Fenomeno di Raynaud?

Il Fenomeno di Raynaud si può facilmente riconoscere in base a un tipico cambiamento di colore che avviene in tre fasi: le dita diventano prima bianche per lo spasmo dei vasi sanguigni, poi blu nel momento in cui si ripristina la circolazione venosa, e infine rosse quando anche il sangue arterioso torna a circolare. La frequenza, durata e gravità dello spasmo dei vasi sanguigni sono variabili, e si verificano in genere anche intorpidimento e alterazione della sensibilità tattile.

Come si può prevenire il Fenomeno di Raynaud?

Il rischio di comparsa di episodi di Fenomeno di Raynaud può essere ridotto con un’adeguata protezione dal freddo, per esempio optando per un abbigliamento adatto durante l’inverno, coprendosi bene anche quando si sta negli ambienti domestici con aria condizionata, utilizzando dei guanti per armeggiare nel frigorifero o nel congelatore. Si consiglia inoltre di sospendere i fattori scatenanti quali il fumo, i farmaci (in particolare beta bloccanti e pillola anti-concezionale), l’utilizzo di strumenti vibranti quali il trapano, mantenere un’attività fisica adeguata.

Diagnosi

Per distinguere la forma primaria da quella secondaria di Fenomeno di Raynaud il medico ha la necessità di raccogliere informazioni cliniche complete al momento della visita, e può sottoporre il paziente a un esame detto capillaroscopia periungueale: eseguito appunto a livello della base delle unghie delle mani, questo esame consente l’analisi dei vasi sanguigni per valutarne lo stato di salute.

Nelle situazioni in cui c’è il sospetto di una forma secondaria, possono essere prescritti altri esami, variabili in base alla patologia di cui si vuole verificare la presenza, e nel sospetto di una malattia autoimmune correlata al Fenomeno di Raynaud si possono per esempio richiedere ANA ed anti-ENA.

Trattamenti

Il trattamento del Fenomeno di Raynaud viene stabilito in base alla sua gravità e all’eventuale presenza di patologie sottostanti. In molti casi, più che di una disabilità si tratta di un semplice disturbo fastidioso, per cui se i sintomi sono lievi può essere sufficiente coprire le estremità in modo adeguato ed evitare gli sbalzi di temperatura. Bisogna inoltre eliminare i fattori predisponenti, se possibile, per esempio cambiando mansioni lavorative se il paziente è esposto a basse temperature o all’utilizzo di strumenti vibranti, sospendendo l’abitudine del fumo ed eliminando eventuali farmaci che possono causare il Fenomeno di Raynaud.

In casi più complicati è possibile assumere farmaci per ridurre il numero di attacchi, prevenire il danno ai tessuti e trattare eventuali patologie sottostanti.

Tra i farmaci che possono essere utilizzati per promuovere la buona circolazione possono essere prescritti:

calcio-antagonisti

alfa-bloccanti

vasodilatatori

A volte è possibile che sia necessario effettuare altri trattamenti più invasivi come interventi chirurgici ai nervi (es. sindrome del tunnel carpale) se considerati fattore scatenante, e in caso di comparsa di ulcere sarà necessario iniziare infusioni di vasodilatatori e medicazioni accurate.

Ferroso gluconato

Ferroso gluconato

 

S’impiega per aumentare l’apporto di ferro e per prevenire o trattare carenze di ferro nel sangue.

 

Che cos’è il ferroso gluconato?

Esplica la sua azione aiutando a soddisfare il fabbisogno di ferro dell’organismo.

 

Come si assume il ferroso gluconato?

Deve essere assunto via bocca con un bicchiere d’acqua – preferibilmente a stomaco vuoto – ed evitando di sdraiarsi nei 30 minuti successivi. Nel caso in cui cagioni però fastidi gastrici, può messere assunto a stomaco pieno.

 

Effetti collaterali del ferroso gluconato

La sua assunzione può interferire con alcune analisi di laboratorio (ad esempio quelle per verificare la presenza di sangue nelle feci).

 

Fra gli altri suoi possibili effetti collaterali sono inclusi:

feci scure o verdi

stato di costipazione

scariche di diarrea

calo dell’appetito

senso di nausea

crampi, dolori o fastidi allo stomaco

conati di vomito

 

È importante contattare immediatamente un medico nel caso di:

rash

orticaria

prurito

difficoltà a respirare

senso di pesantezza o oppressione al petto

sangue nelle feci

stato febbrile

nausea, mal di stomaco o vomito gravi o persistenti

vomito che assomiglia a sangue o a caffè

gonfiore a bocca, volto, labbra o lingua

feci scure

 

Controindicazioni e avvertenze

Il farmaco non deve essere impiegato in caso di livelli ematici di ferro elevati. Può altresì essere controindicato in presenza di alcuni problemi nel metabolismo del ferro (ad esempio emocromatosi o emosiderosi).

Alcuni alimenti possono ridurne l’assorbimento; per questo motivo è importante seguire le indicazioni alimentari fornite dal curante.

E’ inoltre opportuno chiedere al medico come comportarsi in caso di trattamento con cefdinir, eltrombopag, metildopa, penicillamina, antiacidi, bifosfonati, chinoloni o tetracicline e di assunzione di vitamine.

Prima dell’assunzione è importante rendere edotto il medico:

circa la presenza di eventuali allergie al principio attivo, ai suoi eccipienti, a qualsiasi altro farmaco, ad alimenti o ad altre sostanze (in particolare al colorante tartrazina)

dei medicinali, dei fitoterapici e degli integratori già assunti in passato, in particolare micofenolato, penicillamina, doxiciclina, ormoni tiroidei e vitamine

se si soffre (o si è sofferto nel pregresso) di anemia perniciosa o altre forme di anemia, condizioni che posso causare anemia, problemi gastrointestinali, anemia emolitica, malattie del sangue o problemi nel metabolismo del ferro

in caso di trasfusioni di sangue multiple

in caso di donne gravide o in fase di allattamento

Fibrillazione atriale (FA)

Fibrillazione atriale (FA)

 

La fibrillazione atriale è l’aritmia che più frequentemente colpisce la popolazione generale e la sua prevalenza tende a crescere con l’avanzare dell’età. Pur non trattandosi di un’aritmia di per sé pericolosa per la vita, può esporre a delle complicanze che, in alcuni casi, possono risultare molto invalidanti.

Le tre tipologie di fibrillazione (le tre P-> Parossistica, Persistente, Permanente)

La fibrillazione atriale è un’aritmia sopraventricolare scatenata da impulsi elettrici provenienti da cellule muscolari miocardiche presenti a livello della giunzione tra le quattro vene polmonari e l’atrio sinistro.

Nella fibrillazione atriale l’attività elettrica degli atri risulta completamente disorganizzata e non è collegata ad un’attività meccanica efficace. Le onde di depolarizzazione atriale, o onde f, hanno una piccola ampiezza e una frequenza molto elevata (400-600 impulsi al minuto). In queste condizioni il nodo atrioventricolare (NAV) riceve dall’atrio molti più impulsi di quanti sia in grado di condurne, esercitando quindi una funzione di filtro che invia ai ventricoli un numero di battiti non eccessivamente elevati: numerosi impulsi penetrano, infatti, solo parzialmente nel NAV e restano bloccati al suo interno. Questa variabilità della conduzione atrioventricolare rende la contrazione dei ventricoli irregolare. Gli aspetti elettrocardiograficamente rilevanti della fibrillazione atriale saranno quindi la presenza di onde f e l’irregolarità dei battiti.

Dal punto di vista clinico la fibrillazione atriale viene suddivisa in base al modo di presentazione in:

Parossistica: quando gli episodi si presentano e si risolvono spontaneamente in un periodo di tempo inferiore a una settimana.

Persistente: quando l’episodio aritmico non si interrompe spontaneamente ma solo in conseguenza di interventi terapeutici esterni.

Permanente: quando non siano ritenuti opportuni tentativi di cardioversione, o gli interventi terapeutici si siano dimostrati inefficaci.

Chi colpisce e come si manifesta?

La fibrillazione atriale colpisce lo 0,5 -1% della popolazione generale con una prevalenza che aumenta con l’età (0,1% sotto i 55 anni, 8-10% oltre gli 80). La maggior parte dei pazienti colpiti ha dunque più di 65 anni; generalmente gli uomini sono più colpiti rispetto alle donne.

In alcune situazioni fa la sua comparsa in assenza di apparenti condizioni favorenti, ossia in assenza di una cardiopatia strutturale o di condizioni sistemiche (come l’ipertiroidismo) che la possano provocare. In questi casi, che risultano in genere meno del 30%, si parla di fibrillazione isolata. Esistono anche delle condizioni che possono facilitare la fibrillazione atriale: ipertensione arteriosa (presente in circa il 50% dei casi), insufficienza cardiaca, diabete mellito, patologie delle valvole cardiache, esiti di chirurgia cardiaca.

La fibrillazione atriale viene spesso collegata a sintomi, tra cui i più frequenti sono: palpitazioni, dispnea, debolezza o affaticabilità, raramente sincope, dolore toracico. In alcuni casi è asintomatica o, anche se sono presenti dei sintomi, questi non vengono riconosciuti dal paziente, che si limita ad adeguare il proprio stile di vita. Un esempio è la riduzione della resistenza allo sforzo.

Oltre ai sintomi, a volte invalidanti, la fibrillazione atriale può determinare il rischio di eventi trombotici, poiché l’immobilità meccanica degli atrii facilita la formazione di coaguli che successivamente possono migrare nel circolo cerebrale e provocare ischemie e ictus cerebrale.

La mortalità cardiovascolare è aumentata nei soggetti colpiti da fibrillazione atriale e la qualità della vita è ridotta. Inoltre la persistenza della fibrillazione atriale comporta un rimodernamento degli atrii, che assumono caratteristiche elettriche, anatomiche e strutturali (dilatazione, fibrosi) tali da favorire il perpetuarsi dell’aritmia.

Come effettuare la diagnosi

Gli strumenti diagnostici sono:

elettrocardiogramma,

Holter ECG 24 ore,

che integrano una visita aritmologica.

In alcuni casi, se esami semplici come quelli suddetti non risultano sufficienti, è possibile eseguire indagini più approfondite come ad esempio lo studio elettrofisiologico endocavitario.

Trattamenti

Nel percorso terapeutico della fibrillazione atriale bisogna valutare la modalità di presentazione (parossistica, persistente, permanente), la presenza di una cardiopatia strutturale o di altre condizioni favorenti.

È necessario inoltre riconoscere il momento di insorgenza e la presenza di una grave condizione di instabilità secondaria alla fibrillazione atriale.

In base a queste valutazioni sarà possibile decidere riguardo ad un tentativo di ripristino del ritmo sinusale.

In genere al primo episodio si procede a cardioversione, a prescindere dai sintomi. Se l’episodio ha un’insorgenza databile a meno di 24-48 ore è possibile la cardioversione (farmacologica o elettrica).

In presenza di instabilità emodinamica determinata dalla fibrillazione si deve optare in genere per una cardioversione elettrica immediata. La cardioversione elettrica è una procedura con cui si può interrompere l’aritmia con una sorta di “reset” del battito.

Se l’insorgenza non è recente o non è databile e l’aritmia è ben tollerata, in genere si rimanda la cardioversione (generalmente elettrica) dopo un periodo di terapia anticoagulante di almeno 3-4 settimane. In base a eventuali recidive o alla presenza di cardiopatia si può intraprendere una profilassi farmacologica antiaritmica.

In caso in cui la cardioversione sia inefficace, in base ai sintomi, all’età e al contesto clinico generale, è possibile valutare l’eventuale passaggio a metodiche terapeutiche invasive (ablazione transcatetere/chirurgica).

La procedura di ablazione transcatetere della fibrillazione atriale è complessa poiché richiede il passaggio del catetere ablatore dalle sezioni destre del cuore (cui si arriva per via venosa) a quelle di sinistra. Tale accesso si ottiene attraverso una puntura della membrana del setto interatriale con un ago dedicato. Una volta raggiunto poi l’atrio sinistro si procede all’isolamento elettrico delle quattro vene polmonari con abolizione dei punti responsabili dell’innesco della fibrillazione atriale.

Come prevenire

La fibrillazione atriale a volte risulta secondaria all’ipertensione arteriosa o ad altre cardiopatie, come ad esempio scompenso cardiaco, cardiopatia ischemica. Risulta dunque necessario, per quanto possibile, svolgere dei controlli regolari del profilo pressorio e, quando presenti, impostare un corretto iter terapeutico delle cardiopatie, affidandosi al Medico Cardiologo competente, al fine di prevenire le ricorrenze dell’aritmia.

Fibrillazione ventricolare (FV)

Fibrillazione ventricolare (FV)

 

La fibrillazione ventricolare è un’aritmia caratterizzata da un ritmo cardiaco caotico e disorganizzato che trae origine dai ventricoli. La rapidità e la disorganizzazione dell’impulso elettrico rendono il cuore incapace di espellere il sangue all’interno del circolo arterioso, comportando un arresto cardiocircolatorio.

Di cosa si tratta e da cosa può essere causata?

La fibrillazione ventricolare è rappresentata da un ritmo cardiaco caotico e disorganizzato originato dai ventricoli. La rapidità e la disorganizzazione dell’impulso elettrico rendono le contrazioni miocardiche inefficaci dal punto di vista emodinamico (il cuore non capace di espellere il sangue all’interno del circolo arterioso), comportando pertanto la configurazione del quadro di arresto cardiocircolatorio: la pressione arteriosa crolla a zero e il paziente perde coscienza. Se non viene prontamente trattata con manovre rianimatorie e defibrillazione esterna, questa aritmia può portare rapidamente al decesso.

Ci possono essere diverse cause della fibrillazione ventricolare. La causa più frequente è l’ischemia miocardica acuta (infarto del miocardio): in una piccola percentuale di casi può rappresentare un inizio di infarto miocardico. In secondo luogo, si può verificare la fibrillazione ventricolare in pazienti colpiti da cardiopatie strutturali predisposte alle aritmie ventricolari (come la cardiomiopatia dilatativa, la cardiomiopatia ipertrofica, displasia aritmogena del ventricolo destro, non compattazione ventricolare).

In alcuni casi può colpire anche pazienti con cuore strutturalmente normale ma affetti da malattie aritmogene ereditarie (come sindrome del QT lungo, sindrome di Brugada, tachicardia ventricolare polimorfa catecolaminergica); parliamo di fibrillazione ventricolare idiopatica quando la fibrillazione ventricolare non riconosce una causa scatenante specifica.

Diagnosi

Se non viene trattata, la fibrillazione ventricolare può portare al decesso anche entro pochissimi minuti. Quindi è possibile effettuare la diagnosi solo nei pochi pazienti che presentano l’aritmia in ospedale e sono monitorizzati, oppure nei rari casi in cui il paziente è rianimato in ambiente extraospedaliero e viene eseguito ecg o monitor del defibrillatore.

Trattamenti

A meno che non si possa ben riconoscere ed eliminare con certezza la causa della fibrillazione ventricolare (per esempio con la riperfusione miocardica in caso di infarto, o l’ablazione transcatetere in caso di degenerazione di tachicardie ventricolari monomorfe recidivanti), i pazienti sopravvissuti devono essere sottoposti a impianto di defibrillatore cardiaco in prevenzione secondaria

Fibrinogeno umano concentrato

Fibrinogeno umano concentrato

 

Si utilizza principalmente per curare i pazienti con deficit congenito di fibrinogeno.

 

Che cos’è il fibrinogeno umano concentrato?

Esso esplica la sua azione favorendo la coagulazione del sangue.

 

Come si assume il fibrinogeno umano concentrato?

Viene somministrato mediante iniezioni.

 

Effetti collaterali del fibrinogeno umano concentrato

Questo medicinale contiene albumina; ciò aumenta il rischio di contrarre infezioni virali o la malattia di Creutzfeldt-Jakob. Entrambe le eventualità sono tuttavia molto rare, tanto che ad oggi non ne sono stati riportati casi.

Fra gli altri suoi possibili effetti indesiderati sono inclusi:

mal di testa

senso di nausea

conati di vomito

 

È importante rivolgersi subito ad un medico in caso di:

rash

orticaria

prurito

difficoltà a respirare

senso di pesantezza o oppressione al petto

gonfiore a bocca, volto, labbra o lingua

brividi

stato febbrile

trombi

 

Controindicazioni e avvertenze

Prima della somministrazione è importante rendere edotto il medico:

circa la presenza di eventuali allergie al principio attivo, ai suoi eccipienti, a qualsiasi altro farmaco, ad alimenti o ad altre sostanze

dei medicinali, dei fitoterapici e degli integratori già assunti in passato

delle patologie e dei problemi di salute di cui si soffre (o si è nel pregresso sofferto)

in caso di donne gravide o in fase di allattamento

Filgastrim

Filgastrim

 

S’impiega in particolar modo nel trattamento della neutropenia (una carenza di globuli bianchi nel sangue che può, ad esempio, essere causata da un tumore, da un trapianto di midollo osseo o dalla chemioterapia)

 

Che cos’è il filgastrim?

Esso esplica la sua azione stimolando la produzione di globuli bianchi.

 

Come si assume il filgastrim?

Si somministra tramite iniezioni sottocutanee o infusioni in vena.

 

Effetti collaterali del filgastrim

Fra i suoi possibili effetti indesiderati sono inclusi:

dolori a livello muscolare o articolare

dolori alle ossa

mal di testa

senso di nausea

conati di vomito

 

È importante contattare immediatamente un medico in caso di:

respiro accelerato

fiato corto

senso di pesantezza o oppressione al petto

gonfiore a bocca, volto, labbra o lingua

dolore forte o improvviso alla parte superiore sinistra dello stomaco che si irradia verso la spalla

problemi ai reni

sintomi di un’infezione in corso

rash

orticaria

prurito

difficoltà a respirare

 

Controindicazioni e avvertenze

Non deve essere somministrato nelle 24 ore precedenti o successive ad un trattamento chemioterapico.

Prima della cura è importante informare il medico:

circa la presenza di eventuali allergie al principio attivo, ai suoi eccipienti, a qualsiasi altro farmaco, ad alimenti o ad altre sostanze (in particolare ai prodotti ottenuti a partire da E. coli)

dei medicinali, dei fitoterapici e degli integratori già assunti in passato

se si soffre (o si è sofferto in pregresso) di leucemia mieloide cronica, mielodisplasia, disturbi ematologici o malattie renali

in caso di chemioterapia o trattamenti a base di radiazioni

in caso di donne gravide o in fase di allattamento

Fingolimod

Fingolimod

 

S’impiega per prevenire i sintomi della sclerosi multipla a decorso recidivante-remittente. Può anche aiutare a rallentare il peggioramento della patologia.

 

Che cos’è il fingolimod?

Esso esplica la sua azione riducendo l’attività delle cellule immunitarie che possono danneggiare i nervi.

 

Come si assume il fingolimod?

Vine somministrato via bocca, in genere sotto forma di capsule.

 

Effetti collaterali del fingolimod

Il suo utilizzo può rallentare il battito cardiaco.

Fra gli altri suoi possibili effetti indesiderati sono inclusi:

mal di testa

stato di debolezza

male alla schiena

intorpidimenti, bruciori o pizzicore a mani o piedi

stato di depressione

epidermide secca, che si desquama o che prude

perdita dei capelli

 

È importante rivolgersi subito ad un medico in caso di:

rash

orticaria

difficoltà a respirare

senso di pesantezza, oppressione o dolore al petto

dolore agli occhi

problemi visivi

sensibilità alla luce

fiato corto

senso di nausea

conati di vomito

scomparsa dell’appetito

male allo stomaco

ittero

gonfiorea bocca, volto, labbra o lingua

battito rallentato

sensazione di colpi al petto

eccessiva stanchezza

capogiri

svenimenti

brividi, tosse, mal di gola, febbre e altri sintomi di un’infezione in corso

urine scure

In Europa è stato riportato un caso in cui l’assunzione di questo farmaco è risultata collegata alla comparsa di una leucoencefalopatia multifocale progressiva.

 

Controindicazioni e avvertenze

Prima di assumerlo è importante informare il medico:

circa la presenza di eventuali allergie al principio attivo, ai suoi eccipienti, a qualsiasi altro farmaco, ad alimenti o ad altre sostanze

dei medicinali, dei fitoterapici e degli integratori già assunti (citando in particolare farmaci contro il battito cardiaco irregolare, farmaci per tenere sotto controllo il sistema immunitario, medicinali contro il cancro, i problemi cardiaci o la pressione alta, metadone, betabloccanti, calcio antagonisti, citalopram, clorpromazina, digossina, eritromicina, aloperidolo e ketoconazolo)

se si soffre (o si è sofferto nel pregresso) di svenimenti, pressione alta, uveite, battito cardiaco rallentato, potassio o magnesio bassi nel sangue, malattie epatiche o renali, infarti, angina, ictus o mini-ictus, scompenso cardiaco, infezioni recidivanti, diabete, apnee del sonno o altri problemi respiratori

in caso di donne gravide o in allattamento

in caso di stato febbrile o di altri sintomi di un’infezione

se non si ha mai avuto la varicella e non si è vaccinati contro la malattia

È sempre importante far sapere a medici, chirurghi e dentisti dell’assunzione di fingolimod.

Durante il trattamento e nei 2 mesi successivi la sua interruzione, non bisogna sottoporsi a vaccinazioni senza previo consulto medico. Inoltre, nello stesso periodo, le donne in cura devono utilizzare efficaci metodi anticoncezionali.

Fistola Carotido-Cavernosa

Fistola Carotido-Cavernosa

 

La fistola carotido-cavernosa è il effetto di una comunicazione non corretta tra l’arteria carotide e il seno cavernoso. Questo porta ad un aumento della pressione venosa che può provocare un’ischemia, una rottura dei vasi sanguigni, mettendo a serio rischio la capacità visiva.

 

Che cos’è la fistola carotido-cavernosa?

Esistono due forme di fistola: una forma diretta, che va a coprire circa il 70-90% dei casi e una forma indiretta. Nella fistola diretta, a seguito di un irregolarità della parete interna dell’arteria carotide, l’elevato flusso sanguigno arterioso si riversa direttamente nel seno cavernoso. Nella fistola indiretta, invece, (shunt durale) l’arteria carotide intracavernosa è integra, il sangue passa attraverso le branche meningee delle arterie carotidee interne o esterne nel seno cavernoso.

 

Quali sono le cause della fistola carotido-cavernosa?

Nella fistola diretta l’elevato fluire di sangue può portare ad una rottura spontanea o postraumatica.

 

Nel caso della fistola indiretta una malformazione congenita può essere la causa che determina la rottura spontanea in associazione ad un trauma anche lieve o ad uno stiramento. Particolarmente a rischio sono i pazienti affetti da ipertensione arteriosa.

 

Quali sono i sintomi della fistola carotido-cavernosa?

I sintomi della fistola diretta possono essere improvvisi e molto marcati:

chemosi e iperemia dei vasi episclerali

proptosi

oftalmoplegia

grave riduzione della capacità visiva

aumento della pressione intraoculare

ischemia del segmento anteriore

 

La sintomatologia nella fistola indiretta è certamente più lieve e sfumata rendendo quindi più difficile la sua diagnosi. In principio si presenta con:

rossore causato dalla dilatazione dei vasi congiuntivali di uno o di entrambi gli occhi

incremento della pressione intraoculare

fondo oculare normale o moderata congestione venosa

lieve proptosi

oftalmoplegia (da paresi del VI nervo cranico)

all’auscultazione meningea il timing del soffio è sincrono alla sistole

 

La diagnosi differenziale serve a distinguere la fistola congiuntivite cronica da altre patologie quali l’orbitopatia tiroidea e le malformazioni arterovenose orbitarie.

 

Diagnosi

La diagnosi della Fistola Carotido-Cavernosa effettua sottoponendo il paziente ai seguenti esami:

imaginig radiologico: ecografia oculare con ecocolordoppler, che evidenzia l’inversione del flusso causato all’arterializzazione del seno cavernoso;

la risonanza magnetica RMN e l’angio RMN, che evidenziano i segni della stasi.

Un consulto multidisciplinare con specialisti di neurochirurgia e neuroradiologia vanno a completare il percorso diagnostico.

 

Trattamenti

Nei casi in cui la fistola, sia essa diretta o indiretta, non si dovesse chiudere spontaneamente o dopo l’attuazione di opportune manovre compressive, si deve ricorre al trattamento embolizzante che consiste nell’inserimento di sostanze ad effetto trombotico nella zona soggetta ad anomala comunicazione andandola a chiudere. Tale sistema è eseguibile sia per via trans arteriosa (arteria femorale) che per via trans venosa (vena femorale) e viene chiamata radiologia interventistica.

Floxuridina

Floxuridina

 

S’impiega nella cura dei tumori allo stomaco o all’intestino che si sono estesi al fegato (nel caso in cui interventi chirurgici e altri trattamenti non abbiano sortito alcun effetto).

 

Che cos’è la floxuridina?

Si tratta di un profarmaco che viene rapidamente trasformato dall’organismo in 5-fluorouracile, principio attivo che interagisce con la sintesi del DNA e – in misura minore – con quella dell’RNA. Esso esplica la sua azione inibendo l’enzima uracil-riboside fosforilasi, interferendo anche in tal modo con la sintesi dell’RNA.

Inoltre un altro derivato della floxuridina (il monofosfato FUDR-MP) inibisce l’enzima timidilato sintasi, interferendo anche in tal modo con la sintesi del DNA.

 

Come si assume la floxuridina?

Si somministra tramite iniezioni.

 

Effetti collaterali della floxuridina

La floxuridina può abbassare il numero di piastrine e le capacità dell’organismo di combattere le infezioni.

Fra gli altri suoi possibili effetti indesiderati sono inclusi:

senso di stanchezza

stato di debolezza

perdita dei capelli

scomparsa dell’appetito

senso di nausea

dolori o crampi a livello muscolare

conati di vomito

 

È importante rivolgersi subito ad un medico in caso di:

rash

orticaria

prurito

difficoltà a respirare

senso di pesantezza o oppressione o dolore al petto

gonfiore a bocca, volto, labbra o lingua

feci scure o con sangue

sangue nel vomito

stato febbrile

brividi

scariche di diarrea

frequenti scariche intestinali

infiammazione del cavo orale

dolore, arrossamento, sanguinamento o gonfiore al punto di iniezione

emorragie gravi

mal di stomaco forte o persistente

vomito grave o persistente

gravi debolezza o stanchezza

fiato corto

male alla gola

vesciche in bocca o sulle labbra

gonfiore a gola o bocca

lividi o emorragie

gonfiore, infiammazione e sensibilità alle vene

feci liquide

ittero

 

Controindicazioni e avvertenze

Può esserne controindicato l’impiego in caso di problemi al midollo osseo, di gravi infezioni malnutrizione o di assunzione di sorivudina nelle 4 settimane precedenti.

Prima della cura è importante informare il medico:

circa la presenza di eventuali allergie al principio attivo, ai suoi eccipienti, a qualsiasi altro farmaco, ad alimenti o ad altre sostanze

dei medicinali, dei fitoterapici e degli integratori già assunti in passato (citando in particolare leucovorin, sorivudina, acido folico, e farmaci che possono creare problemi di nutrizione o al midollo osseo)

se si soffre (o si è sofferto in pregresso) di problemi epatici, renali o al midollo osseo o di varicella

se si è mai stati trattati con radioterapia o chemioterapia

in caso di donne gravide o in fase di allattamento

Fluocinolone

Fluocinolone

 

S’impiega per ridurre prurito, desquamazione, formazione di croste, arrossamenti, secchezza e infiammazioni o fastidi vari associati a problemi dermatologici.

 

Che cos’è il fluocinolone?

E’ un corticosteroide il cui esatto meccanismo di funzionamento non è noto.

 

Come si assume il fluocinolone?

Si somministra per via topica. È disponibile in forma di creme, soluzioni, unguenti, oli e shampoo in cui può essere presente in diverse concentrazioni.

La cura prevede di solito da 2 a 4 applicazioni al giorno.

 

Effetti collaterali del fluocinolone

Fra i suoi possibili effetti indesiderati sono inclusi:

epidermide secca o screpolata

acne

prurito

bruciore

cambiamenti del colore della cute

 

È bene rivolgersi subito ad un medico in caso di:

rash

orticaria

prurito

difficoltà a respirare o deglutire

senso di pesantezza o oppressione al petto

gonfiore a bocca, volto, labbra o lingua

respiro sibilante

infezioni della cute

 

Controindicazioni e avvertenze

Prima di utilizzare un prodotto a base di tale farmaco è importante informare il medico:

circa la presenza di allergie al principio attivo, ai suoi eccipienti, ad altri farmaci, ad altre sostanze o ad alimenti

dei medicinali, dei fitoterapici e degli integratori già assunti in passato (citando in particolare chemioterapici, altri medicinali ad uso topico e vitamine)

se si soffre (o si è sofferto in pregresso) di cataratta, disturbi della circolazione, diabete, glaucoma o malattie immunitarie

in caso di donne gravide o in fase di allattamento

Flupentixolo

Flupentixolo

 

Viene utilizzato per la cura della schizofrenia e della depressione.

 

Che cos’è il flupentixolo?

E’ un farmaco antipsicotico il cui meccanismo d’azione non è stato ancora del tutto delucidato; si ritiene comunque che i suoi effetti antidepressivi, ansiolitici e stabilizzanti dell’umore dipendano dalla sua capacità di bloccare i recettori per il neurotrasmettitore dopamina presenti nel sistema nervoso centrale.

 

Come si assume il flupentixolo?

Può essere somministrato tramite iniezioni intramuscolari o per via orale.

 

Effetti collaterali del flupentixolo

Può anche aumentare la sensibilità della pelle alla luce solare e alterare il livello di glucosio nel sangue. Può aumentare altresì il rischio di istinti suicidi, soprattutto negli individui predisposti. Infine, può incrementare il rischio di sindrome neurolettica maligna.

Fra gli altri suoi possibili effetti indesiderati sono inclusi:

sensazione di sonnolenza

mal di testa

fauci secche

appannamento della vista

tempi di reazione rallentati

 

È opportuno contattare subito il curante in caso di:

rash

orticaria

prurito

difficoltà a respirare

senso di pesantezza o oppressione al petto

perdita di liquidi dal capezzolo

problemi mestruali

battito accelerato

stato di costipazione

scariche di diarrea

minzione difficoltosa

rigidità a livello muscolare

febbre molto alta

sensazione di confusione

sudorazioni

gonfiore a bocca, volto, labbra o lingua

istinti suicidi

irrequietezza o agitazione

movimenti incontrollati

variazioni del peso corporeo

stato d’insonnia

sbalzi d’umore

problemi alla sfera sessuale

aumento del volume delle mammelle

 

Controindicazioni e avvertenze

Prima della cura è importante informare il medico:

circa la presenza di allergie al principio attivo, ai suoi eccipienti, ad altri farmaci, ad altre sostanze o ad alimenti

dei medicinali, dei fitoterapici e degli integratori già assunti in passato

se si soffre (o si è sofferto nel pregresso) di Parkinson, glaucoma, miastenia gravis, ittero, malattie del sangue, feocromocitoma, porfiria, malattie cardiache o vascolari, problemi epatici, renali, alla tiroide o alla prostata, disturbi respiratori, epilessia e diabete

in caso di donne gravide o in allattamento

 

È importante far sapere a medici, chirurghi e dentisti dell’assunzione di flupentixolo.

Il trattamento della schizofrenia prevede di solito l’assunzione di flupentixolo a lungo termine; la terapia non deve essere interrotta improvvisamente o senza alcun consenso medico.

La cura della depressione potrebbe richiedere anche dalle 2 alle 4 settimane prima di produrre significativi benefici. Anche in tal caso, non bisogna interrompere la terapia senza il consenso del medico.

Follitropina alfa

Follitropina alfa

 

Si utilizza maggiormente all’interno di trattamenti contro l’infertilità nei confronti di donne che non riescono a rimanere incinte.

 

Che cos’è la follitropina alfa?

Promuove lo sviluppo degli ovociti nelle ovaie.

 

Come si assume la follitropina alfa?

Di solito si somministra tramite iniezioni sottocutanee.

 

Effetti collaterali della follitropina alfa

Il trattamento con questo farmaco può determinare gravidanze multiple.

Fra gli altri suoi possibili effetti indesiderati sono inclusi:

seno dolente

fastidio, dolore o leggeri lividi a livello del sito di iniezione

mal di testa

lievi male allo stomaco o senso di nausea

infiammazione dei seni nasali

male alla gola

naso chiuso

 

È importante rivolgersi subito alle cure di un medico in caso di:

rash

anomale emorragie vaginali

dolore o sensibilità ai polpacci

stato di confusione

minzione ridotta

scariche di diarrea

stato febbrile

debolezza a un singolo lato del corpo

orticaria

prurito

difficoltà a respirare

senso di pesantezza, oppressione o dolore al petto

gonfiore a bocca, volto, labbra o lingua

sbalzi d’umore o del comportamento

stato d’ ansia

attacchi di panico

difficoltà nel dormire

dolore, fastidio o gonfiore allo stomaco forti o persistenti

dolore pelvico o alla schiena forte o persistente

nausea forte o persistente

fiato corto

difficoltà nel parlare

improvviso e ingiustificato aumento di peso

prurito, perdite o cattivo odore vaginale

problemi visivi

conati di vomito

 

Controindicazioni e avvertenze

E’ controindicata in caso di cisti ovariche o ingrossamenti non associati a una sindrome dell’ovaio policistico e sospetta gravidanza, insufficienza ovarica primitiva, problemi alla tiroide o al surrene non controllati, tumori sensibili all’azione degli ormoni, tumori all’ipofisi, lesioni o tumori cerebrali, tumori agli organi femminili, emorragie irregolari o forti da utero o vagina.

Prima della cura è importante rendere edotto il medico:

circa la presenza di eventuali allergie al principio attivo, ai suoi eccipienti, a qualsiasi altro farmaco, ad alimenti o ad altre sostanze

dei medicinali, dei fitoterapici e degli integratori già assunti in passato

se si soffre (o si è sofferto nel pregresso) di problemi al surrene o alla tiroide, emorragie delle vie urinarie, trombi o problemi respiratori

in caso di donne gravide o in fase di allattamento

La follitropina alfa può compromettere le capacità di guida o di eseguire in sicurezza attività pericolose; questo effetto collaterale può essere aggravato dall’assunzione di alcol e da alcuni medicinali.

Follitropina beta

Follitropina beta

 

S’impiega al fine di aumentare le probabilità di ovulazione e gravidanza o per aumentare la produzione degli spermatozoi.

 

Che cos’è la follitropina beta?

Essa esplica la sua azione promuovendo la produzione e il rilascio di ovociti da parte delle ovaie e stimolando la produzione di spermatozoi da parte dei testicoli.

 

Come si assume la follitropina beta?

Viene somministrata mediante iniezioni.

 

Effetti collaterali della follitropina beta

Il trattamento con tale farmaco può essere associato a torsione ovarica, gravidanze ectopiche, sindrome da iperstimolazione ovarica e gravidanze multiple. Può anche incrementare il rischio di formazione di gravi trombi.

 

Fra gli altri suoi possibili effetti indesiderati si possono includere:

acne

senso di nausea

fastidi allo stomaco

sensazione di stanchezza

lievi dolori, lividi, gonfiori o arrossamenti al punto di iniezione

sensibilità della mammella o aumento del suo volume

mal di testa

lieve mal di stomaco

 

È importante rivolgersi subito ad un medico in caso di:

rash

orticaria

prurito

senso di pesantezza o oppressione al petto

gonfiore a bocca, volto, labbra o lingua

anomali emorragie vaginali

forte dolore pelvico

difficoltà a respirare

dolori o gonfiori allo stomaco

persistenti dolori, gonfiori, lividi o arrossamenti al punto di iniezione

 

Controindicazioni e avvertenze

Può esserne controindicato l’impiego in caso di impossibilità delle ovaie di produrre ovociti o dei testicoli di produrre spermatozoi, problemi non controllati alla tiroide, all’ipofisi o al surrene, emorragie vaginali abbondanti o di causa ignota, cisti ovariche o ingrossamenti delle ovaie non associate a una sindrome dell’ovaio policistico, tumori al seno, all’ovaio, all’utero, ai testicoli, all’ipotalamo o all’ipofisi.

Prima del trattamento è consigliabile far sapere al medico:

circa la presenza di eventuali allergie al principio attivo, ai suoi eccipienti, a qualsiasi altro farmaco (in particolare ad altri prodotti a base di ormoni – come la follitropina alfa – alla streptomicina o alla neomicina), ad alimenti o ad altre sostanze

dei medicinali, dei fitoterapici e degli integratori già assunti in passato

se si soffre (o si è sofferto nel pregresso) di trombi, problemi alle tube di Falloppio, cisti ovariche, torsione ovarica o sindrome dell’ovaio policistico

in caso di forte sovrappeso

in caso di elevato rischio di trombi

in caso di donne gravide o in fase di allattamento

Fondaparinux

Fondaparinux

 

S’impiega al fine di prevenire la formazione di coaguli di sangue che può essere associata ad alcuni interventi chirurgici.

E’ altresì utilizzato – in combinazione con il warfarin – per trattare trombi presenti nei vasi sanguigni di gambe o polmoni.

 

Che cos’è il fondaparinux?

E’ un anticoagulante che inibisce uno dei passaggi del processo di coagulazione del sangue, riducendo così il rischio di formazione o ingrandimento di coaguli indesiderati.

 

Come si assume il fondaparinux?

Si somministra mediante iniezioni.

 

Effetti collaterali del fondaparinux

Può ridurre il livello di piastrine nel sangue e influenzare il risultato di alcune analisi di laboratorio.

Fra gli altri suoi possibili effetti indesiderati sono inclusi:

rash, irritazioni, lievi emorragie, o prurito al punto di iniezione

disturbi del sonno

 

È importante avvisare subito il medico in caso di:

rash

orticaria

prurito

difficoltà a respirare

senso di pesantezza o oppressione al petto

gonfiore a bocca, volto, labbra o lingua

feci scure o sangue nelle feci

stato di confusione

difficoltà nel camminare

svenimenti

stato febbrile

aumento delle perdite da una ferita

scomparsa dell’appetito

epistassi

debolezza da un singolo lato del corpo

pallore

urine rosa o rosse

capogiri o mal di testa (gravi o persistenti)

stanchezza, debolezza, nausea o vomito (forti o persistenti)

difficoltà a parlare

gonfiore a caviglie, piedi o mani

pizzicore o intorpidimenti (soprattutto a gambe e piedi) e debolezza muscolare

emorragie e lividi

vomito che sembra caffè

 

Controindicazioni e avvertenze

Può essere controindicato in presenza di problemi renali, piastrine basse e presenza di anticorpi antipiastrine, infiammazioni cardiache di origine batterica, emorragie o disturbi emorragici e se si pesa meno di 50 kg.

Prima della somministrazione è importante rendere edotto il medico:

circa la presenza di eventuali allergie al principio attivo, ai suoi eccipienti, a qualsiasi altro farmaco, ad alimenti o ad altre sostanze

dei medicinali, dei fitoterapici e degli integratori già assunti in passato (in particolare Fans, inibitori delle piastrine, proteina C attivata, anticoagulanti, inibitori diretti del fattore Xa, inibitori diretto della trombina, salicilati e qualunque altro farmaco che può influenzare le piastrine)

se si soffre (o si è sofferto nel pregresso) di disturbi alla vista causati dal diabete, disturbi emorragici, emorragie cerebrali, problemi renali, epatici o gastrointestinali, malattie del sangue, pressione alta

in caso di recenti o programmati interventi chirurgici al cervello, alla spina dorsale o gli occhi

in caso di iniezioni spinali

in presenza di un catetere epidurale

in caso di donne gravide o in fase di allattamento

se si pesa poco

in caso di ictus

È sempre importante far sapere medici, chirurghi e dentisti dell’assunzione di fondaparinux.

Foro Maculare e la Sindrome da trazione Vitreo-Maculare

Foro Maculare e la Sindrome da trazione Vitreo-Maculare

 

Le patologie dell’interfaccia vitreo-retinica sono un insieme di modificazioni fisiche dell’occhio che possono portare ad un danneggiamento grave della vista. Tra queste patologie ci sono il Foro Maculare e la Sindrome da trazione Vitreo-Maculare. Il Foro Maculare consiste nella rottura della retina a causa di un distacco del vitreo posteriore (DVP).

 

Cos’è il foro maculare e la sindrome da trazione vitreo-maculare?

Questa patologia si presenta più di frequente nelle donne, circa il 72% dei casi, ed è strettamente legata all’età: più del 50% delle pazienti hanno un’età tra i 65-74 anni. La probabilità che la malattia interessi entrambi gli occhi e di circa 8-10%.

Circa la metà dei fori maculari hanno una remissione spontanea entro un anno. Il 74% progredisce negli stadi III-IV. Allo stadio III-IV solo il 4 % dei casi si chiude spontaneamente.

 

Quali sono le cause del foro maculare e la sindrome da trazione vitreo-maculare?

Alla base del foro maculare ci sono formazioni di cicatrici e cisti, l’accumulo di strati di cellule e di liquidi che possono provocare il distacco della retina.

Le cause più frequenti del distacco della retina vanno ricercate in:

L’invecchiamento dell’occhio

L’accumulo di liquidi al di sotto della retina

Traumi

Diabete

Malattie infiammatorie

 

Quali sono i sintomi del foro maculare e la sindrome da trazione vitreo-maculare?

Sintomi principali delle patologie a carico dell’interfaccia vitreo-retinica sono:

Messa a fuoco alterata, detta anche metamorfopsia

Scotoma, cioè la comparsa di una macchia centrale, simile a un’ombra o ad un velo, in un’area del campo visivo con conseguente riduzione della vista con diversi gradi di intensità

 

Diagnosi

La diagnosi viene formulata in seguito a visita oculistica e seguente tomografia a coerenza ottica (OCT).

La tomografia permette di verificare il grado di avanzamento del danno a carico dell’occhio:

I.A: Presenza di trazione vitreo-maculare con una ciste di spessore parziale (retina interna) nella fovea.

I.B: Presenza di trazione vitreo-maculare con una ciste di spessore totale (coinvolge la retina esterna) nella fovea.

II: Foro maculare a tutto spessore con aderenza parziale dell’opercolo retinico. Ialoide posteriore parzialmente adesa in regione foveale.

III: Foro maculare a tutto spessore senza opercolo adeso e diametro inferiore a 400 microns. Ialoide posteriore non adesa in regione foveale.

IV: Foro maculare a tutto spessore senza opercolo adeso e diametro superiore a 400 microns. Ialoide posteriore non adesa in regione foveale.

 

Trattamenti

A seconda del danno rilevato all’occhio dipende l’urgenza di un intervento chirurgico. Solitamente si interviene quando i fori maculari raggiungono lo stadio II o superiore, mentre si mantengono in osservazione quelli nello stadio I. L’intervento di routine è la vitreoctomia che prevede il peeling della membrana limitante interna e l’uso di una sostanza tamponante, come aria, gas o olio di silicone, che favorirà la chiusura del foro.

Recenti studi hanno dimostrato che l’Ocriplasmina (JETREA) è di grande utilità nella cura della sindrome di trazione vitreo-maculare. Essa consiste in un’iniezione nella cavità vitrea di questo enzima.

 

Prevenzione

Con la griglia di Amsler, un test di autovalutazione attuato direttamente dal paziente, la percezione alterata delle immagini o la comparsa di metamorfopsie può essere agevolmente individuabile.

Nel caso in cui il paziente vedesse le righe ondulate, è importante che si rivolga all’oculista specialista in patologie retiniche.

 

Frattura del braccio o frattura del gomito

Frattura del braccio o frattura del gomito

 

Le fratture del braccio o del gomito sono un evento abbastanza frequente che implica la rottura di una o più ossa del braccio: ulna, radio e omero. Una delle cause più frequenti di frattura è una caduta violenta sul braccio teso. Il sintomo è un dolore acuto e la difficoltà a piegare il braccio.

L’intervento chirurgico, quando necessario, mira a ricomporre correttamente le ossa, riallineandole, con lo scopo di evitare la rigidità articolare e future deformazioni.

 

Che cos’è la frattura del braccio?

La frattura del braccio può coinvolgere una qualsiasi delle tre ossa che vanno dalla spalla al polso – omero, radio e ulna – e si congiungono nell’articolazione del gomito.

Il braccio è un’articolazione molto complessa quanto importante. Agire immediatamente permette di ridurre l’insorgenza di problemi nel futuro.

 

Quali sono le cause della frattura del braccio?

La caduta su braccio teso è sicuramente la causa più frequente di frattura. Ciò può avvenire dopo una caduta in casa o per strada, dopo un incidente alla guida di un veicolo o durante l’attività sportiva. Un’altra causa è l’osteoporosi.

 

Quali sono i sintomi della frattura del braccio?

I sintomi della frattura del braccio differiscono a seconda del punto di lesione. Generalmente la frattura provoca:

-dolore acuto

-difficoltà a piegare il braccio

-gonfiore

-presenza di lividi e tumefazioni

Le fratture non trattate adeguatamente possono dare luogo a complicazioni che comprendono artrosi post-traumatica, infezioni, infiammazione del nervo ulnare, rigidità articolare (la difficoltà a muovere correttamente il braccio).

 

Come prevenire la frattura del braccio?

Le fratture del braccio si prevengono ponendo particolare attenzione alla protezione delle articolazioni se si svolgono attività sportive. È buona norma non sottoporre l’articolazione a movimenti ripetuti e usuranti.

Per evitare le fratture dovute a osteoporosi si dovrebbe integrare l’alimentazione ricca di calcio e vitamina D e seguire le terapie mediche prescritte.

Per prevenire le cadute, le persone anziane dovrebbero indossare scarpe comode, con suole antiscivolo, rimuovere gli ostacoli presenti in casa, come tappeti, illuminare bene gli ambienti, fare attenzione se si cammina all’esterno su superfici scivolose.

Frattura del femore

Frattura del femore

 

Il femore è  l’osso più lungo e voluminoso del corpo umano e la sua frattura può verificarsi a tutte le età. Nonostante il femore sia un osso molto resistente, urti e traumi violenti nel giovane oppure l’osteoporosi nell’anziano possono provocarne la frattura.

Vista la sua funzione fondamentale per la struttura di tutto il nostro corpo, è fondamentale ricorrere subito a cure mediche in caso di frattura.

 

Che cos’è la frattura del femore?

Il femore è un osso particolarmente importante. Su di esso si inseriscono muscoli fondamentali per il movimento. Il femore comunica con l’anca, costituendo l’articolazione coxofemorale, e con la rotula e la tibia nell’articolazione del ginocchio.

La frattura può colpire il femore nella sua parte centrale o più frequentemente negli anziani nella testa del femore, vale a dire l’estremità che si congiunge con l’articolazione dell’anca. Si parla in questi casi di frattura a livello del collo femorale e di frattura pertrocanterica.

 

Quali sono le cause della frattura del femore?

Le cause di frattura del femore variano molto a seconda dell’età del soggetto.

Le cadute accidentali in casa sono la principale causa di frattura del femore nella persona anziana. La persona anziana va incontro a fratture più di frequente a causa dell’osteoporosi, una patologia che comporta la riduzione della forza delle ossa e le espone a un rischio maggiore di lesione. Negli anziani sono comuni le fratture da stress, che non sono provocate da traumi o urti violenti ma da una progressiva degenerazione della struttura ossea. Spesso sono associate anche ad altre patologie come diabete e artrite reumatoide. Altre cause sono infezioni e tumori che possono alterare la robustezza del tessuto osseo.

Nel giovane la frattura del femore è frequentemente associata a traumi sportivi o a incidenti stradali. Il femore è un osso molto robusto e quindi, in assenza di altre patologie, ha bisogno di un urto molto violento affinché si verifichi la rottura. La frattura si può presentare in diversi punti del femore e può essere composta o scomposta, a seconda che ci sia uno spostamento o meno dei frammenti lesionati che perdono, così, il naturale allineamento.

La frattura al femore può inoltre essere:

  • completa o non completa, a seconda che ci sia una lesione con o senza separazione dei segmenti
  • multipla, se c’è una rottura in più punti
  • trasversale, obliqua o spiroide.

 

Quali sono i sintomi della frattura al femore?

I sintomi della frattura del femore differiscono a seconda del punto di lesione. Generalmente la frattura provoca:

-dolore acuto e immediato, che si può irradiare verso l’inguine, ma può essere avvertito anche all’altezza del ginocchio e della caviglia

-sensazione di uno schiocco al momento del trauma

-difficoltà a stare in piedi e a muovere la gamba

-gonfiore

-presenza di lividi e tumefazioni

-deformazione e accorciamento dell’arto

Le fratture non trattate adeguatamente possono dare luogo a complicazioni che comprendono artrosi post-traumatica, infezioni, deformità, rigidità articolare ovvero la difficoltà a muovere correttamente l’arto.

 

Come prevenire la frattura del femore?

Le fratture del femore si prevengono ponendo particolare attenzione alla protezione delle articolazioni se si svolgono attività sportive. È buona norma non sottoporre l’articolazione a movimenti ripetuti e usuranti.

Per evitare le fratture dovute a osteoporosi si dovrebbe integrare l’alimentazione con calcio e vitamina D e seguire le terapie mediche prescritte.

Per prevenire le cadute le persone anziane dovrebbero indossare scarpe comode, con suole antiscivolo, rimuovere gli ostacoli presenti in casa, come i tappeti, illuminare bene gli ambienti, fare attenzione se si cammina all’esterno su superfici scivolose.

Frattura del piede e della caviglia

Frattura del piede e della caviglia

 

Le fratture della caviglia e del piede sono eventi abbastanza comuni  che comportano nella maggior parte dei casi un trattamento chirurgico molto delicato e una lunga riabilitazione.

Quando si parla di frattura del piede, ad esempio, ci si riferisce alla probabile rottura di ossa diverse che compongono l’articolazione. Le più esposte al rischio di frattura sono: l’astragalo, il calcagno, lo scafoide, le ossa che compongono il metatarso e le ossa delle dita, vale a dire le falangi.

 

Che cos’è la frattura del piede?

Quando si parla di frattura del piede spesso si fa riferimento a un solo osso di quelli che compongono l’articolazione, anche se in alcuni casi – schiacciamento, incidenti – possono essere coinvolte più ossa. La frattura può essere netta, con due soli frammenti, o creare più frammenti. Può essere inoltre composta o scomposta.

La frattura più complessa e grave riguarda l’astragalo, osso di collegamento tra tibia-perone e calcagno. Di difficile guarigione è anche la frattura del calcagno, l’osso su cui si scarica tutta la pressione del corpo. Le fratture dell’astragalo e del calcagno hanno una lenta guarigione perché si tratta di ossa scarsamente irrorate dai vasi sanguigni e quindi la saldatura dei frammenti è meno rapida.

Fratture frequenti sono quelle del metatarso e dello scafoide, il collo del piede. Le fratture di più semplice ricomposizione sono quelle delle falangi.

Le fratture delle ossa del piede rivestono un’importanza particolare, perché possono determinare deformità e difficoltà nel camminare e nello svolgere le più semplici azioni quotidiane. Il trattamento è molto delicato per la complessità dell’articolazione e deve essere eseguito da esperti in chirurgia del piede e in centri specializzati.

La caviglia a causa della sua collazione è sottoposta a diverse sollecitazioni dovendo sopportare tutto il peso corporeo. La frattura della caviglia consiste nella rottura delle parte distale della tibia o della parte distale del perone/fibula.

 

Quali sono le cause della frattura del piede?

Le fratture si possono determinare per varie cause. Le più frequenti sono gli incidenti, in particolare gli incidenti alla guida e quelli professionali, in seguito a schiacciamento o a caduta dall’alto. Seguono i traumi sportivi, le cadute, le fratture da stress determinate da usura e movimenti ripetitivi. Un’altra causa di frattura del piede è l’osteoporosi, condizione in cui le ossa sono fragili e possono lesionarsi da sole senza urti o traumi.

 

Quali sono i sintomi della frattura del piede?

I sintomi differiscono a seconda del punto di lesione. Generalmente la frattura provoca:

-dolore vivo

-difficoltà o impossibilità a reggersi in piedi senza provare dolore

-gonfiore

-presenza di lividi e tumefazioni

-deformità (pronazione)

 

Come prevenire la frattura del piede?

Le fratture del piede si possono prevenire ponendo particolare attenzione alla protezione delle estremità con calzature infortunistiche se si svolgono lavori pericolosi. Se si pratica attività sportiva bisognerebbe evitare di sottoporre i piedi a stress eccessivi ed è raccomandata la scelta di scarpe idonee al tipo di attività fisica. Per evitare le fratture dovute a osteoporosi si dovrebbe integrare l’alimentazione con fonti di calcio e vitamina D e seguire le terapie mediche per ripristinare la mineralità dell’osso.

 

Diagnosi

Gli esami per diagnosticare le fratture del piede includono:

-radiografia del piede, che consente di visualizzare le lesioni da angolazioni diverse.

-scintigrafia ossea, mediante un mezzo di contrasto che evidenzia le zone danneggiate.

-TAC (tomografia assiale computerizzata), fornisce informazioni preziose per individuare le lesioni e le interferenze con tessuti, muscoli e legamenti consentendo di pianificare meglio un intervento chirurgico.

-risonanza magnetica, per la valutazione dello stato dei legamenti che possono essersi danneggiati durante un incidente e complicare la guarigione dell’articolazione.

 

Trattamenti

Il primo trattamento della frattura consiste nell’applicare ghiaccio, nell’immobilizzare il piede e nell’eventuale riduzione del dolore attraverso la somministrazione di antidolorifici.

Per le tipologie di fratture più semplici (come quella dell’alluce) è sufficiente immobilizzare la parte con il gesso.

Generalmente, le fratture del piede richiedono un intervento chirurgico, finalizzato alla ricomposizione (riduzione) dei frammenti e alla saldatura tramite viti metalliche, perni o piastre che vengono rimossi dopo la guarigione. All’intervento segue nella maggior parte dei casi una immobilizzazione con gesso e un periodo di riposo.

La riabilitazione fisioterapica è molto importante nel caso di fratture della caviglia e del piede. Serve a ristabilire attraverso esercizi mirati e ripetuti nel tempo l’esatta configurazione dei movimenti e un equilibrio nei rapporti tra ossa, nervi e muscoli. Durante le sedute si eseguono esercizi propriocettivi e di rinforzo muscolare.