In occasione della settimana mondiale dedicata all’allattamento lo scorso 5 ottobre la dottoressa Paola Marangione, responsabile di Neonatologia di Humanitas San Pio X, e la coordinatrice ostetrica Stefania Del Duca hanno risposto a diverse domande – durante la diretta Facebook sulla pagina di Humanitas San Pio X – proprio sul tema dell’allattamento.

Le tante richieste ricevute da parte delle mamme sono state proposte anche dalle donne che seguono i blog allattando.it e periodofertile.it e MamaBook, la ‘guida’ che accompagna le neomamme nel viaggio della gravidanza e dei delicati momenti post parto con le informazioni e i consigli degli specialisti di Humanitas.

Tra i temi toccati durante la chiacchierata virtuale tra le mamme e le esperte, anche il latte materno, i benefici che porta al bambino e le posizioni migliori per allattare il piccolo. 

Di seguito ne riportiamo alcune, divise per tematiche.

Il latte materno

  • Quali sono i benefici del latte materno? 

Il latte materno è un concentrato di nutrienti adeguati, sia per qualità che per quantità. E’ l’alimento più digeribile per i neonati ed è ricco di sostanze immunologiche, cioè di quelle sostanze che aumentano le difese immunitarie in grado di prevenire una serie di patologie infettive. Inoltre, garantisce una crescita adatta e non eccessiva, evitando il rischio del sovrappeso. 

  • Come capisco se il mio latte sta nutrendo abbastanza il mio bambino?

Il latte della madre è l’alimento perfetto per il proprio bambino. E’ come se fosse costruito su misura per il piccolo: la ghiandola mammaria è in grado di produrre il latte che più soddisfa le esigenze e le aspettative del bambino che si è portato in grembo.

Per capire quindi se il vostro latte sta nutrendo abbastanza il bambino sarà sufficiente verificare il comportamento del bambino, e controllare l’aumento di peso: se il bambino cresce dai 150 ai  200 grammi a settimana significa che la quantità di latte assunta è corretta e adeguata.

  • Ci sono cibi che favoriscono la produzione di latte?

No, non esistono cibi che aumentano la produzione di latte: sono falsi miti. E’ invece molto importante che le mamme bevano almeno due litri di acqua (o liquidi al giorno) perché in questo modo si fornisce alla ghiandola mammaria il nutriente fondamentale e la materia prima con cui produrre il latte materno.

  • Ci sono cibi che rendono più cattivo il latte e che sono, quindi, banditi?

Anche questo è un falso mito: al momento la letteratura scientifica non supporta questo tipo di teorie. Una mamma che allatta può tornare alle sue abitudini nutrizionali: il neonato che si è portato in grembo per nove mesi, conosce i gusti della dieta della mamma già in età fetale e ritrova quei gusti nel latte materno. Quindi nessun divieto o cibo bandito, anche se è necessario avere alcune accortezze: no alcol e superalcolici, niente fumo e attenzione ai cibi che potrebbero causare infezioni come ad esempio il pesce crudo.

  • Tutte le mamme hanno il latte?

L’allattamento è parte della gravidanza e della maternità. Nonostante questo, ci sono mamme che non possono vivere questa esperienza e non possono allattare, alcune anche per scelta preferiscono non farlo. A loro diciamo che non siete mamme di ‘serie B’. E’ importante che tutte le mamme vivano la loro relazione con il bambino in modo completo e totalizzante, anche se non si allatta al seno il proprio piccolo.

L’allattamento

  • Quando iniziare?

Fin da subito: appena nato, nei primi minuti dopo il parto, le ostetriche accompagnano il neonato dalla mamma: Già in sala parto sperimentano il primo contatto con la pelle e il profumo della mamma. E’ un momento molto importante: i piccoli si rilassano, osservano e riconoscono la loro mamma e automaticamente iniziano a cercare il seno materno. I neonati hanno una competenza innata, pur non avendolo mai fatto prima fanno il primo attacco al seno in modo naturale e creativo. 

  • Fino a quando allattare?

L’Organizzazione Mondiale della Sanità consiglia le mamme di allattare almeno per sei mesi in modo esclusivo. A questi sei mesi segue lo svezzamento. L’interruzione dell’allattamento avviene in modo graduale e sarà prima di tutto il bambino a capire quando interrompere: smetterà di cercare e la madre capirà che è il momento giusto per smettere.

  • Dopo l’allattamento devo fargli fare il classico ruttino?

Non sempre i bambini fanno il classico ruttino. L’indicazione fondamentale è quella di tenere i bambini in posizione semisdraiata o verticale per una decina di minuti dopo ogni poppata per favorire la naturale progressione del pasto latteo lungo il tratto digerente.

  • E’ giusto svegliare il bimbo che si addormenta durante la poppata?

Si sa per certo che la suzione, di per sé, svolge dà appagamento e piacere al neonato. Proprio per questo motivo, può succedere che dopo aver succhiato alcuni minuti, si addormenti al seno. In questo caso (che peraltro può variare da bambino a bambino), è giusto attendere per qualche minuto prima di svegliare il bambino perché questi può ripartire da solo a succhiare. Se non si sveglia e ha succhiato poco, è corretto stimolarlo perché riparta a succhiare.

  • L’allattamento a richiesta fino a quando dovrebbe durare? a un certo punto le poppate diventano più regolari?

La naturale produzione del latte inizia in maniera progressiva subito dopo il parto e culmina con la cosiddetta montata lattea (di solito 3-5 giorni dopo il parto); in seguito si ha un periodo di “calibrazione” (di durata variabile, 6-8 settimane), in cui la produzione di latte si regola in base alle richieste del piccolo. L’allattamento a richiesta è quindi il modo in cui il neonato stimola il seno materno per adattarlo alle sue esigenze nutritive. Con il tempo, intorno alla fine del secondo mese di vita, il bambino si regolarizzerà da solo e si attaccherà meno frequentemente.

  • Quali sono le posizioni migliori per allattare?

Non ne esiste solo una, ci sono tante e diverse posizioni: ogni mamma adegua la sua posizione alla forma della mammella o del capezzolo. La più classica è quella con il bambino posizionato di fronte, con il viso e il corpo rivolto verso il seno. Il bambino non deve essere costretto nella piega del gomito, come spesso accade, ed è importante che la mammella non sia schiacciata o deformata nel momento della poppata, ma deve mantenere la posizione fisiologica.