Quando l’artrosi colpisce i più anziani, il dolore a camminare o piegarsi può portare alla perdita dell’autonomia. Non solo: nei grandi anziani, l’artrosi è considerata un fattore di rischio per le patologie associate alla sedentarietà. Interventi e protesi studiate per i pazienti più anziani posso ridare “giovinezza” alle ginocchia.

Aumenta l’aspettativa di vita e aumenta il numero dei grandi anziani, ovvero le persone che superano gli 80 anni di età. Insieme all’allungamento della vita, però aumentano anche le patologie degenerative come l’artrosi, considerata una delle principali causa di invalidità al mondo. «Negli over 80 – spiega il dott. Federico D’Amario, responsabile della U.O. di Ortopedia Protesica e Ricostruttiva Anca e Ginocchio di Humanitas San Pio X – l’artrosi di ginocchio si presenta di solito su entrambe le ginocchia e si associa di frequente a varismo, ovvero a ginocchia dalla tipica forma della “del fantino”. L’usura della cartilagine e la conseguente frizione sui capi ossei dell’articolazione del ginocchio, sono alla base del dolore acuto, prima, poi cronico, che colpisce questi pazienti, se poco responsivo a terapie mediche o fisiche. A causa del dolore, come in un circolo vizioso, l’anziano si muove sempre meno, e aumenta il rischio di patologie da sedentarietà come quelle cardiovascolari, sovrappeso, ipertensione. In questo senso, tornare a camminare senza dolore grazie a una protesi, significa ridare qualità di vita anche a pazienti molto anziani».

L’intervento studiato per i più anziani

Nei grandi anziani, l’artrosi colpisce entrambe le ginocchia, ma la soluzione di operarne una alla volta non sembra adattarsi a questo tipo di pazienti. «Ancor più rispetto a quanto accade per i giovani – continua l’esperto –, come dimostrato in letteratura e nella pratica chirurgica, nei grandi anziani che presentano comorbidità, ovvero altre patologie oltre all’artrosi, le soluzioni chirurgiche devono essere a ridotto impatto in termini di perdita di sangue e recupero funzionale per evitare complicanze cardiovascolari. In questi pazienti, dopo precisa valutazione, è spesso indicato l’intervento chiamato one-stage-two-knees, cioè due-ginocchia-in-una-sessione operatoria, della durata media di circa 55 minuti. La protesi usata è chiamata protesi monocompartimentale, ovvero una piccola protesi che sostituisce solo uno dei 3 compartimenti di cui è costituito il ginocchio. Dopo l’intervento, il paziente non avverte la sensazione di avere una protesi e il movimento del ginocchio è naturale e senza dolore».

I vantaggi della chirurgia protesica in un’unica sessione

Sia per i pazienti più giovani, anche se più raro, sia per i grandi anziani, quando l’artrosi colpisce bilateralmente, questo tipo di intervento presenta numerosi vantaggi. «Sottoporre il paziente a una sola anestesia – prosegue il dott. Federico D’Amario – riduce i rischi intra e postoperatori dovuti alla doppia anestesia in caso di due interventi, oltre a più brevi tempi di ricovero e allettamento che, di conseguenza, riducono anche il rischio di complicanze cliniche, disorientamento e confusione da ricovero prolungato. Inoltre, il ricorso a una sola anestesia per operare entrambe le ginocchia, limita anche i rischi intra e post operatori associati all’anestesia. Infine, proprio perché entrambe le ginocchia vengono operate, il recupero è più rapido e il ritorno alla vita autonoma, senza dolore residuo è più veloce».