I dolori articolari, soprattutto a carico del ginocchio, sono molto comuni nelle donne in menopausa e meno conosciuti rispetto ai sintomi più noti come la sudorazione notturna o le vampate di calore. Di dolori articolari, diagnosi e opzioni di trattamento ha parlato il dottor Francesco Iacono, Responsabile di Chirurgia Protesica e Ricostruzione Biologica e Articolare in Humanitas San Pio X, in vista di SpecialmenteDonna.

“In uno studio americano è riportato che il 50% delle donne a due anni dalla menopausa presenta dolori a carico delle articolazioni e per molte di loro questi rappresentano i disturbi più fastidiosi con i quali convivere”, spiega il dottor Iacono.

Le cause dei dolori articolari in menopausa

“I dolori articolari sono legati alla riduzione degli ormoni estrogeni, caratteristica della menopausa, in quanto questi hanno un effetto sull’idratazione dei legamenti, dei muscoli, della cartilagine e sulla densità dell’osso, per cui una loro riduzione determina infiammazione dell’articolazione che è responsabile del dolore e dei disturbi avvertiti dalle pazienti.

Nei casi meno favorevoli si può avere una degenerazione progressiva, con gli anni, della cartilagine che evolve verso l’artrosi; questo potrebbe anche spiegare perché le donne hanno una frequenza maggiore di artrosi rispetto agli uomini, si pensi infatti che dopo i 75 anni l’80% delle donne soffre di artrosi”.

Come si effettua la diagnosi?

“Molto importante è una corretta anamnesi, che tenga conto anche della storia clinica della paziente, e una visita completa. Sulla base del sospetto diagnostico è bene poi eseguire una radiografia di routine ed eventualmente un’ecografia, se si sospetta una lesione tendinea, oppure una risonanza magnetica nel dubbio di una lesione della cartilagine o per esempio, del menisco”.

Quali sono le opzioni di trattamento?

“Per quanto riguarda il trattamento è fondamentale la collaborazione tra il ginecologo, l’ortopedico e il fisiatra. La terapia eventualmente prescritta dal ginecologo infatti deve essere integrata con l’attività fisica. Gli esercizi sono fondamentali e quindi è molto importante il ruolo del fisiatra nel seguire le pazienti durante l’esecuzione degli esercizi. Sono indicati l’allungamento muscolare per ridare flessibilità, esercizi in acqua, in palestra o a corpo libero per ridare tonicità ai muscoli, una maggiore fluidità articolare e ridurre l’osteoporosi.

Nei casi invece in cui vi sia già un’iniziale degenerazione della cartilagine, e quindi una cosiddetta condropatia, alla terapia fisica può affiancarsi anche la terapia infiltrativa a base di acido ialuronico, che ha un effetto prevalentemente lubrificante, o l’utilizzo del plasma arricchito di piastrine (il cosiddetto PRP), che grazie ai fattori di crescita liberati dalle piastrine stesse offre un effetto riparativo della lesione e quindi una maggior azione antinfiammatoria e antidolorifica rispetto all’acido ialuronico.

Negli ultimi anni si stanno affermando anche le cellule mesenchimali, prelevate dal grasso o dal midollo osseo del paziente stesso e poi iniettate nell’articolazione sfruttando il loro potere rigenerativo”, ha concluso il dottor Iacono.

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