L’ecografia è l’esame di riferimento per tenere sotto controllo l’andamento della gravidanza e osservare la crescita del bambino. Si tratta di un esame sicuroper la donna e il feto, semplice e indolore, che mediante l’uso degli ultrasuoni permette di ottenere buone immagini degli organi indagati.

Come spiega la dottoressa Marinella Dell’Avanzo, specialista in Ostetricia e Ginecologia in Humanitas San Pio X: “Nel corso di una gestazione fisiologica, le ecografie previste sono tre. La prima si esegue in genere entro la 12ª settimana di gestazione; la seconda, la cosiddetta “ecografia morfologica” si effettua dalla 19ª alla 21ª settimana, mentre la terza è prevista tra la 30ª e la 32ª settimana”.

L’ecografia del primo trimestre

“L’ecografia, quella che si esegue nel primo trimestre, consente innanzitutto di confermare l’esistenza della gravidanza e la sua sede, se cioè il sacco gestazionale è all’interno dell’utero, escludendo così il rischio di gravidanza extrauterina. È inoltre possibile verificare la vitalità del feto, mediante la visualizzazione del battito cardiaco, così come accertarsi se il feto sia uno o più di uno: una volta su 85 infatti la gravidanza è multipla e dunque gli embrioni sono due o tre”, sottolinea il dottor Stefano Acerboni, specialista in Ostetricia e Ginecologia in Humanitas San Pio X.

“In questa ecografia inoltre si effettua la datazione della gravidanza, verificando che vi sia corrispondenza tra il dato dell’ultima mestruazione e l’età del feto; la datazione è possibile grazie alla misurazione del feto. Gli embrioni inizialmente sono tutti uguali in lunghezza, pertanto la sua misurazione in millimetri consente di stabilire la settimana e i giorni di gravidanza. La misura è molto precisa a 8 settimane e l’errore in cui si può incorrere nel datare la gravidanza è di un giorno, massimo due. Diverso è il caso in cui la datazione avviene o troppo presto (5ª – 6ª settimana) o troppo tardi, superata la 12ª settimana. Le misure infatti possono essere meno precise e pertanto la datazione può non essere perfetta”, ha concluso il dottor Acerboni.

L’ecografia morfologica

“Alla 20ª settimana di gestazione si esegue la cosiddetta ecografia morfologica, un esame molto accurato volto a controllare gli organi importanti del feto e lo stato di salute dello stesso, misurarlo nelle sue parti (circonferenza cranica, addome e femore), osservarne organi e apparati per escludere, laddove possibile, eventuali anomalie. Si fa presente che tale ecografia permette di individuare circa il 60% delle anomali fetali. A volte, nel corso di questa ecografia è anche possibile determinare il sesso del bambino”, racconta la dottoressa Dell’Avanzo.

Nel corso di questa ecografia, oltre le misure, si controllano organi quali l’encefalo, la colonna vertebrale, stomaco, vescica, reni, diaframma, cuore e arti, come previsto dalle linee guida SIEOG. Talvolta possono essere evidenziate anomalie ecografiche tali per cui è necessario eseguire un counseling multidisciplinare con ginecologi e specialisti pertinenti alla patologia evidenziata. In tale sede si può evidenziare l’inserzione corretta della placenta e la quantità del liquido amniotico per verificarne la quantità (eccesso, diminuzione e normalità).

L’ecografia del terzo trimestre

Tra la 30ª e la 32ª settimana di gravidanza, è prevista la terza ecografia, per monitorare l’andamento della crescita del feto, il suo benessere, la quantità di liquido amniotico, la posizione della placenta (che non deve essere previa, ovvero nella parte bassa dell’utero) e il suo funzionamento attraverso lo studio della flussimetria Doppler.

Si osserva poi la presentazione del feto in vista del parto: si parla di presentazione cefalica, quando il feto è a testa in giù e dunque in posizione adatta al parto vaginale, e di presentazione podalica quando il bambino si presenta con le natiche in basso, verso il collo dell’utero. In questo caso, lo specialista suggerirà i prossimi passi da compiere: aspettare alcuni giorni per vedere se il bambino si gira spontaneamente (e verificarlo con un’altra ecografia) oppure programmare un parto cesareo o, solo in alcune situazioni, provare a rivolgerlo per ottenere la presentazione cefalica, e quindi ammettere la futura mamma al travaglio di parto.