L’ernia è data dalla fuoriuscita di tessuto normalmente contenuto all’interno dell’addome, cioè la fuoriuscita di tessuto adiposo (grasso) o visceri, attraverso un’apertura che si forma nella parete muscolare di contenimento. L’ernia può essere asintomatica, ma in presenza di dolore, l’intervento chirurgico ha l’obiettivo sia di riparare la parete addominale, sia di evitare i rischi di complicanze. «L’addome contiene organi vitali per la nostra sopravvivenza – spiega il professor Jacques Lucien Megevand, responsabile di Chirurgia Generale di Humanitas San Pio X  -. Questi organi sono protetti da una parete formata da muscoli, tendini e legamenti. Quando, per diverse cause, l’interno della parete addominale si indebolisce, si può formare un orifizio che può portare allo sviluppo di un’ernia primaria, che si forma per un progressivo indebolimento della parete che infine cede formando un’apertura, o ernia secondaria, che si forma in seguito ad un indebolimento della parete causato da un precedente intervento chirurgico. Contrariamente a quanto molti pensano, nessun tipo di ernia guarisce  spontaneamente, e se non trattata chirurgicamente, nel tempo, può ingrandirsi e dar luogo a complicanze che possono mettere a rischio la vita del paziente».

Ostruzione e strozzamento: le complicanze più gravi dell’ernia

L’ostruzione, ovvero l’incarcerazione della parte dell’intestino protrusa attraverso il foro (orifizio) nella parete muscolare addominale, e lo strozzamento dell’ernia, cioè la parte dell’intestino strangolata dall’ernia non riceve sangue, sono complicanze che possono mettere a rischio la vita del paziente. «Si manifestano con sintomi di ostruzione intestinale – continua l’esperto -, quali dolore addominale, nausea, vomito che richiedono interventi in urgenza. Tuttavia, è raccomandabile rivolgersi a uno specialista quando i sintomi dell’ernia (stipsi, bruciore, dolore che si accentua con la tosse o uno sforzo fisico) sono sfumati e generalmente associati anche sensazione di peso locale, specie a fine giornata o dopo lunghi periodi di attività. Questo permette al chirurgo di valutare, in base alle caratteristiche del paziente e dell’ernia, il tipo di intervento e tecnica chirurgica, tradizionale o laparoscopica, per riparare l’ernia».