Vi sono tre tipologie principali di ernia ombelicale.

L’ernia embrionale o fetale deriva da un difetto fisiologico e congenito causato dalla chiusura incompleta o difettosa della parete addominale durante la gestazione.

L’ernia neonatale si manifesta dopo la caduta del cordone ombelicale. Essa è causata dalla malnutrizione della madre, da un ritardo nella cicatrizzazione del cordone o da un trattamento scorretto della ferita.

Abbiamo poi l’ernia ombelicale dell’adulto. Si manifesta dopo uno sforzo eccessivo ed è riconducibile alla poca tonicità muscolare della parete addominale ma soprattutto a fattori costituzionali predisponenti. Questa dipende, a sua volta, da un aumento della pressione intra-addominale, spesso causata da gonfiore intestinale, ascite dovuta a cirrosi, gravidanze ripetute o obesità.

Nell’adulto le ernie ombelicali si manifestano con l’estroflessione dell’ombelico nel cui contesto può esserci la presenza di grasso omentale oppure di piccole parti delle anse intestinali. I fattori di rischio più comuni sono obesità e gravidanze multiple.

Ne abbiamo parlato con il Prof. Jacques Megevand, Responsabile di Chirurgia Generale di Humanitas San Pio X.

Come capire se ci troviamo di fronte a un’ernia ombelicale?

Se talvolta l’ernia ombelicale è asintomatica, troviamo quasi sempre un gonfiore localizzato, visibile sotto sforzo o in posizione eretta, e meno visibile da supini.

I sintomi dell’ernia sono bruciore localizzato e l’acutizzarsi del dolore dopo uno starnuto, un sollevamento di materiale pesante o uno sforzo generico.

Per individuare un’ernia, ed escludere altre patologie, è bene che sottoporsi a ecografia, test di imaging e test ad ultrasuoni.

Quando e come si interviene

Il trattamento d’elezione consiste in un semplice intervento chirurgico, a basso rischio, che prevede, tra le altre cose, la ricostruzione dell’orifizio ombelicale, la sutura delle fasce addominali e l’eventuale rinforzo della parete addominale tramite l’apposizione di una piccola rete costituita da materiale inerte.

Il decorso postoperatorio è breve; è bene evitare sforzi dopo l’intervento.

L’attività lavorativa può essere ripresa dopo 10/15 giorni al massimo. Lo sport dopo 20 e sempre dopo il nulla osta del medico.

Nei neonati, la chirurgia è evitabile nei casi in cui l’ernia si risolva nei primi 12-18 mesi. L’intervento è invece indispensabile se l’ernia è presente quando il piccolo paziente, di 3-4 anni, accusa dolore o se limita il flusso sanguigno.

L’ernia post-gravidanza non necessita di operazione, a meno che non rientri in sede dopo 10 mesi dal parto.

Se nell’adulto l’ernia aumenta di volume, allora può causare strozzamento. In questo caso è necessario l’intervento chirurgico in urgenza.