La febbre è un sintomo piuttosto comune, ma quando colpisce i bambini è spesso fonte di preoccupazione per i genitori.

Grazie all’aiuto del dottor Marco Nuara, pediatra in Humanitas San Pio X, vediamo che cos’è la febbre, come comportarsi se il bambino ha la febbre e quando è il caso di consultare il pediatra.

Che cos’è la febbre e come si misura correttamente?

Si parla di febbre quando la temperatura del corpo si innalza di oltre un grado centigrado, in generale quando supera i 38° C. È bene precisare che la febbre non è una malattia, ma è un sintomo e rappresenta uno dei fisiologici meccanismi di risposta del nostro organismo ad agenti infettivi: la febbre, infatti, è in genere determinata dalla presenza nell’organismo di virus e batteri e ci aiuta a difenderci da essi.

I bambini possono avere la febbre più volte all’anno, fin da piccolissimi, soprattutto se vanno all’asilo nido. La convivenza con altri adulti e altri bambini li espone al contatto con più virus e batteri rispetto a ciò che accade ai bambini che sono a casa accuditi dai nonni o dalla baby sitter. Questo però, sebbene possa causare non poche difficoltà organizzative ai genitori che lavorano, non deve preoccupare.

I bambini si ammalano di più perché hanno un sistema immunitario più immaturo, non hanno ancora completato il calendario vaccinale e la loro reciproca interazione all’interno delle comunità infantili favorisce la circolazione e lo scambio di virus e batteri. Più i bambini sono piccoli, soprattutto se nati prematuri, più sono suscettibili alle infezioni.

Per misurare la febbre è consigliabile utilizzare un termometro digitale e posizionarlo sotto l’ascella. È preferibile che il bambino sia tranquillo e in un momento di riposo: in alcune condizioni, infatti, la temperatura corporea potrebbe essere fisiologicamente più alta, per esempio dopo aver mangiato o aver fatto movimento. La temperatura corporea inoltre oscilla leggermente nel corso della giornata e alla sera è generalmente più alta rispetto al mattino. La misurazione della temperatura rettale, orale e auricolare può risultare meno affidabile in determinate condizioni cliniche.

Cosa fare e quando somministrare un antipiretico?

Innanzitutto è bene che i genitori imparino a osservare il proprio bambino: la presenza della febbre non si associa per forza a una condizione di malessere e non occorre necessariamente somministrare farmaci solo perché la temperatura è un po’ più alta.

Se invece il bambino, oltre ad avere la febbre, non sta bene ed è lamentoso, si può ricorrere a un antipiretico, come il paracetamolo o l’ibuprofene, preferibilmente per via orale. La dose dipende dal peso corporeo, pertanto è bene consultare con attenzione il foglio illustrativo prima di procedere alla somministrazione o chiedere consiglio al pediatra. È fondamentale poi rispettare gli intervalli indicati tra una somministrazione e l’altra per evitare effetti da sovradosaggio, certamente più pericolosi della febbre.

La febbre non si cura con gli antibiotici, che pertanto non vanno mai somministrati senza indicazione medica. Sarà il pediatra, dopo aver visitato il bambino, a suggerirne l’assunzione laddove sospetti un’infezione batterica.

I consigli per gestire la situazione

È bene che il bambino sia adeguatamente idratato e che beva acqua o che sia allattato (a seconda delle età) nel corso della giornata; questo favorisce il recupero dei liquidi persi con la febbre. Non costringere il bambino a mangiare se non se la sente, pian piano riacquisterà anche l’appetito.

Avere la febbre non significa per forza stare a letto: a seconda dell’età e delle preferenze è possibile giocare, riposare sul divano o disegnare, tenendo il bimbo sotto osservazione e cogliendo eventuali segnali di miglioramento o peggioramento.

È consigliabile spogliarlo o vestirlo con abiti leggeri, per aiutarlo a disperdere il calore in eccesso. Le spugnature o il bagnetto invece non aiutano la dispersione del calore.