Il periodo perinatale, che va dal concepimento fino ad un anno dopo il parto, è una fase di cambiamenti importanti nella vita di una donna, sia dal punto di vista fisico sia psicologico, e per tale motivo è allo stesso tempo sia un momento di gioia e di attesa per la futura maternità, che una fase della vita ad alta vulnerabilità psichica.

Come ci spiega la dottoressa Ylenia Barone, specialista psichiatra dei disturbi affettivi e d’ansia nel periodo perinatale del Servizio di Psicopatologia Perinatale in Humanitas San Pio X: “In passato, la gravidanza era considerata un periodo a basso rischio per l’insorgenza o la riacutizzazione dei disturbi d’ansia; vi è tuttavia un crescente accordo da parte degli studiosi sul fatto che i disturbi d’ansia in ​​gravidanza si verifichino più frequentemente di quanto si pensasse in precedenza. Secondo una recente meta-analisi pubblicata sul Journal of Clinical Psychiatry, una donna su cinque in gravidanza soffre un disturbo d’ansia e la depressione postpartum rappresenta la complicanza più comune nelle donne con un disturbo d’ansia in gravidanza. Nell’immaginario collettivo, invece, l’ansia in gravidanza e nel post partum è sempre e comunque un fenomeno parafisiologico, cioè sostanzialmente normale.

Si pensi che in Italia, secondo le stime dell’Osservatorio Nazionale sulla Salute della Donna (ONDA), circa 90.000 donne soffrono di sintomi d’ansia e depressivi nel periodo perinatale, con percentuali che variano dal 10 al 23% in gravidanza e dal 10 al 40% nel post-partum. Tali dati risultano essere approssimativi e sottostimati perché solo la metà di queste donne riceve una diagnosi e un trattamento adeguato”.

Come distinguere le normali preoccupazioni da un disturbo d’ansia?

“Poiché l’ansia è così comune ed è spesso una risposta normale a qualsiasi tipo di cambiamento di vita è importante distinguere l’ansia normale o appropriata in una determinata situazione da qualcosa che richiede ulteriore attenzione e/o trattamento.

È normale infatti che una donna incinta o una neo mamma riferisca dei sintomi di ansia. Fino a due terzi delle donne nel periodo perinatale riferisce preoccupazioni riguardanti la possibilità di concepire un neonato con anomalie, di avere delle complicanze durante la gravidanza o durante la nascita; oppure preoccupazioni sulla propria capacità di prendersi cura del bambino, compreso l’allattamento al seno e di tranquillizzare il bambino quando piange; le preoccupazioni possono inoltre riguardare i cambiamenti del proprio corpo, la relazione con il partner, le prestazioni lavorative o eventuali tematiche economiche.

Tuttavia solo quando le preoccupazioni interferiscono con il funzionamento quotidiano e causano un notevole disagio sono considerate anormali e possono essere incluse in un disturbo d’ansia e meritano un’attenzione clinica particolare”, precisa la dottoressa Barone.

Quali sono i fattori di rischio?

Sono stati identificati diversi predittori di ansia in gravidanza e nel postpartum, di tipo psicologico, sociodemografico e ginecologico.

Precedenti episodi di ansia o depressione, una storia di traumi e abusi psicologici e/o sessuali infantili e nel corso della vita, familiarità per disturbi dell’umore e di ansia, mancanza di supporto familiare e da parte del partner sono comunemente riportati come predittori psicologici.

Inoltre una gravidanza non pianificata o non desiderata, storia di aborti, presenza di complicanze in gravidanza, come la preeclampsia, sono tra i più frequenti fattori di rischio ginecologici implicati nei disturbi d’ansia perinatali.

Quali sono le conseguenze?

L’ansia materna è stata associata a una serie di esiti negativi della gravidanza, tra cui aborto spontaneo e ipertensione durante la gravidanza, con forti evidenze di parto prematuro e basso peso del neonato alla nascita. Alcuni studi dimostrano inoltre effetti nel medio e nel lungo termine nei bambini di madre con ansia perinatale. Non affrontare un’ansia patologica in gravidanza vuol dire esporre sia la mamma che il nascituro al rischio di conseguenze negative.

Come riconoscere e trattare l’ansia perinatale?

“La difficoltà di diagnosticare questi disturbi è legata alla particolare condizione psico-fisica in cui si trova la donna: i sintomi fisici del disturbo d’ansia generalizzato come preoccupazione, affaticamento, irritabilità, tensione, difficoltà di concentrazione e insonnia possono essere scambiati come normali in gravidanza e nel post partum. Distinguere le normali preoccupazioni legate alla gravidanza dalle preoccupazioni eccessive, in particolare nelle donne primipare nel primo trimestre, può essere non sempre facile e potrebbe rendere difficoltosa la diagnosi.

Le tematiche delle preoccupazioni perinatali riguardano paure per: la salute del feto, il benessere materno, una possibile malattia del partner e una possibile complicanza durante il parto.

Proprio con l’obiettivo di offrire una diagnosi precoce e dei percorsi di cura personalizzati dedicati alle future e neo mamme affette da disagio psichico in gravidanza e dopo il parto, in Humanitas San Pio X è attivo un Servizio di Psicopatologia Perinatale.

Lo screening precoce, sin dal primo trimestre di gravidanza, e il monitoraggio nel post partum, fino ad un anno dopo il parto, risultano essere cruciali sia per pianificare un trattamento sia per prevenire o attenuare il più possibile le conseguenze sulla madre e sul feto/bambino, nonché identificare precocemente i fattori di rischio nel periodo perinatale e fornire dei trattamenti personalizzati attraverso un lavoro di équipe multidisciplinare integrato. In base alla storia clinica e al quadro psicopatologico rilevato dallo specialista psichiatra in ambito perinatale si condividerà con la donna la scelta o di un trattamento psicoterapeutico evidence based o farmacologico o entrambi”, ha concluso la dottoressa Barone.