I bambini, fin da piccolissimi, sono attirati dai suoni e dalla musica e sono molti i prodotti a loro dedicati che propongono musiche e suoni. Ma che ruolo ha la musica nello sviluppo di un bambino e come proporla in maniera appropriata all’età? Ne parliamo con il dottor Marco Nuara, pediatra in Humanitas San Pio X.

“La Music Learning Theory di Edwin Gordon, Research Professor presso la South Carolina University, ritiene la musica molto importante quale linguaggio fondamentale per lo sviluppo emotivo del bambino. Ascoltare la musica fin da piccoli, anche nel grembo materno, favorisce l’attitudine del bambino alla musica stessa e contribuisce al suo sviluppo cognitivo. La musica, infatti, aiuta il bambino a sviluppare capacità di attenzione, ascolto e concentrazione, stimola la memoria e la creatività”, sottolinea il dottor Nuara.

Giocare con la musica

La musica è anche occasione di crescita emotiva e relazionale: “Ascoltare e fare musica insieme, giocare con gli oggetti che abbiamo in casa che producono suoni, con gli strumenti o con la propria voce può rappresentare un momento coinvolgente di interazione tra adulto e bambino e tra bambini”, spiega il pediatra.

C’è un’età “giusta” per proporre ai bambini lo studio della musica?

“La musica e il canto, come le altre discipline, vanno proposte e non imposte ai bambini, come un gioco; il piacere di imparare è infatti determinante nel predisporre il bambino. Ogni bambino è a sé, non c’è una regola che vada bene per tutti, ma considererei i 5-6 anni come età di partenza per poter passare dal gioco allo studio”, spiega il dottor Nuara.

Canzoni per bambini e canzoni “da grandi”

Ci sono moltissime canzoni per bambini che fanno parte della tradizione; può capitare però che i bambini imparino anche canzoni da adulti, come accade – per esempio – con il classico tormentone dell’estate e che le cantino utilizzando in molti casi parole che “stonano” rispetto alla loro esperienza di bambini. Come porsi come adulti di fronte a questa evenienza? È bene provare a offrire delle spiegazioni rispetto alle parole o al senso del testo (commisurate all’età) se i bambini dovessero chiederle?

Risponde ancora il dottor Nuara: “Non è possibile pensare di isolare i nostri figli dal contesto in cui vivono. Piuttosto è nostro dovere di genitori dare loro le spiegazioni che chiedono e insegnare loro ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. Se alcune parole ci imbarazzano e non vogliamo ripeterle, si potrà decidere di cercare insieme la soluzione. Sostituendo alcune parole della canzone potremo continuare a cantare insieme il tormentone tanto amato”.

Preadolescenza: quando la musica diventa rifugio

Nei preadolescenti e negli adolescenti la musica diventa spesso rifugio, voce delle emozioni che un ragazzino fatica magari a esprimere o a condividere. Un mondo che visto dal di fuori può apparire chiuso e impenetrabile, anche agli occhi di un genitore. Come porsi di fronte a un rapporto della musica di questo genere?

“Non è necessario sforzarsi di condividere ogni passione dei nostri figli per essere dei bravi genitori. Ed è normale che l’adolescente cerchi anche di sperimentare il diverso, esplori ciò che differisce e lo allontana da ciò che già conosce e a cui è abituato. Deve ricercare e trovare anche degli spazi che siano suoi e che lo aiutino a definire la propria individualità. Se poi i gusti musicali di genitori e figli dovessero combaciare, sarà un piacere ascoltare insieme la stessa musica e organizzare di andare insieme ai concerti”, conclude il dottor Nuara.