Bruciore, occhi rossi, sensazione di corpo estraneo, fotofobia: sono solo alcuni dei sintomi associati alla cosiddetta sindrome dell’occhio secco; un disturbo comune e in crescente aumento.

Ma quali sono i fattori di rischio e cosa si può fare in caso di occhio secco? Ne parliamo con il dottor Pietro Rosetta, Responsabile di Oculistica in Humanitas San Pio X.

A cosa è dovuta la secchezza oculare?

L’occhio secco è il risultato di una ridotta produzione o di un’alterata composizione  del film lacrimale. L’occhio si secca perché vi sono meno lacrime oppure perché la loro qualità non è ottimale e dunque non viene garantita la corretta lubrificazione della superficie oculare esterna e di conseguenza aumenta l’attrito dovuto al movimento delle palpebre; inoltre la cornea perde regolarità peggiorando la qualità visiva.

Questo determina la comparsa di sintomi quali: bruciore e arrossamento, sensazione di corpo estraneo, fastidio alla luce, difficoltà di apertura delle palpebre e appannamento visivo.

Tra le cause scatenanti possono esserci alcune patologie oculari come congiuntivite e blefarite, traumi e lesioni agli occhi ed esposizione ad agenti irritanti (polvere, pollini, fumo) o condizioni ambientali (aria condizionata, luce del sole, vento); ma anche malattie sistemiche come la sindrome di Sjögren, altre malattie autoimmuni, malattie dell’apparato digestivo, una carenza vitaminica e l’assunzione di alcune categorie di farmaci. A esserne colpite sono maggiormente le donne che hanno superato i 40 anni, in particolare quelle che hanno raggiunto la menopausa.

Come si effettua la diagnosi?

Se il disturbo non è occasionale, è consigliabile sottoporsi a visita oculistica. Lo specialista valuterà le condizioni del paziente e, laddove sospetti la presenza di occhio secco, effettuerà il Test di Schirmer. Mediante l’inserimento di una piccola cartina assorbente nell’occhio, l’oculista verificherà l’assorbimento delle lacrime e nel caso in cui questo sia inferiore allo standard, potrà diagnosticare la secchezza oculare e definirne il grado. L’inquadramento del paziente e delle sue abitudini permetteranno allo specialista di contestualizzare il disturbo e comprenderne le cause, suggerendo così i passi più appropriati.

Cosa fare in caso di occhio secco?

La terapia varia a seconda del paziente e a seconda delle cause alla base del disturbo. In generale, per contrastare la secchezza oculare si ricorre a sostituti lacrimali quali lacrime artificiali o gel oftalmici: si tratta di rimedi che riducono i sintomi perché assicurano una maggior stabilità del film lacrimale e permettono così di migliorare la qualità di vita del paziente e proteggere l’occhio da eventuali abrasioni. Nei casi più seri può essere opportuno il ricorso all’impianto di plug che riducano le vie di deflusso delle lacrime verso il naso, forzandone la permanenza sulla superficie oculare.

In generale un’alimentazione equilibrata, un’adeguata quantità di acqua ed evitare ambienti molto secchi (aria condizionata, voli aerei, ecc.) possono prevenire la secchezza.

“Non dobbiamo dimenticare che la lubrificazione della superficie oculare gioca un ruolo fondamentale nel garantire la qualità della visione, e la sua valutazione rappresenta un imprescindibile presupposto prima di ogni tipo di intervento, come l’eliminazione dei difetti visivi o la cataratta”, ha sottolineato il dottor Rosetta.