Dal 4 al 9 marzo, in occasione di Specialmente Donna, parliamo di salute delle mani in gravidanza con il dottor Giorgio Pivato, Responsabile di Chirurgia della Mano e Microchirurgia ricostruttiva di Humanitas Pio X.

 

Formicolio, dolore, intorpidimento alle mani: sono sintomi frequenti durante la gravidanza. Quando sono sintomatici di una patologia?

Sono sintomi frequenti che si riscontrano in tante situazioni, ma la gravidanza è un periodo particolare nella vita di una donna, e si caratterizza per la presenza più frequente di questi disturbi rispetto ad altre fasi della vita. Sentire formicolio alle dita o alle mani non è normale, ad eccezione delle situazioni in cui, per esempio, si tiene il braccio sempre nella stessa posizione. Il formicolio andrebbe comunque sempre considerato un sintomo da non sottovalutare e da indagare. Infatti, potrebbe essere uno dei sintomi della sindrome del tunnel carpale.

 

Cos’è la sindrome del tunnel carpale?

La sindrome del tunnel carpale è lo schiacciamento del nervo mediale al polso (che collega l’avambraccio alla mano, passando per un canale molto stretto). Quando il nervo viene schiacciato, riceve poco sangue. Per questo, partendo dal punto di schiacciamento verso in basso, si ha sofferenza di tipo ischemico (ovvero non arriva sangue). Il formicolio è il disturbo più identificativo di questa sindrome, ma può non essere l’unico sintomo che il paziente riferisce.

 

C’è un periodo della gravidanza in cui si presenta più di frequente?

L’ultimo trimestre è il periodo in cui può manifestarsi con più frequenza la sindrome. Negli ultimi tre mesi, infatti, si verifica un aumento di peso significativo che provoca l’incremento della ritenzione idrica, a sua volta causa dell’aumento dei volumi all’interno del corpo. La conseguenza è che le strutture in cui passano i nervi si restringono, perciò basta un minimo aumento di pressione per provocare la sofferenza del nervo.

 

Come prevenire la sindrome del tunnel carpale in gravidanza?

Per prevenire la sindrome del tunnel carpale è sufficiente evitare tutte le situazioni che potrebbero provocare uno schiacciamento del nervo. Per esempio, andrebbero evitate le posture che aumentano le pressioni sul nervo, una flessione prolungata del polso, i movimenti ripetitivi consecutivamente. Inoltre, bisognerebbe cercare di variare la postura, anche dal punto di vista sistemico (cioè di tutto il corpo). Per le donne in gravidanza, si può prevenire la comparsa della sindrome cercando di tenere sotto controllo l’inevitabile aumento di peso.

Può essere utile stare attente a non dormire di fianco?

In linea teorica è corretto, ma in pratica è difficile mantenere la posizione che vogliamo durante tutto il tempo del riposo. Infatti, anche se ci forziamo ad addormentare in una certa posizione, nel corso della notte modifichiamo la posizione verso quella più abituale. In generale, si verifica un aumento della pressione sul nervo quando dormiamo a pancia in giù o con le mani sotto al viso.

 

Ci sono esercizi che possono rallentare la comparsa della sindrome?

Premesso che gli esercizi non impediscono la comparsa della sindrome, è vero che in alcuni casi possono aiutare ad avere una riduzione della percezione dei sintomi.  Ad esempio, mantenere il polso in estensione, facendo dei respiri in questa posizione o movimenti di rotazione, distendere il gomito sono tutte manovre che riattivano la circolazione e portano più sangue al nervo. In questo modo si percepisce una diminuzione del formicolio. Tuttavia, va ricordato che con questi esercizi riduciamo il formicolio perché, per la forza di gravità, aumenta il flusso di sangue alla mano, ma non diminuisce la compressione del nervo.

 

Quando è necessario rivolgersi allo specialista e come si arriva alla diagnosi? 

Avvertire il formicolio non è mai una situazione di tipo fisiologico, tranne nel caso in cui la situazione sia correlata ad una postura. In tutte le altre situazioni in cui si manifesta il formicolio o è persistente, il consiglio è di rivolgersi allo specialista, che ascolta la paziente, guarda la mano, fa inquadramento clinico. In caso di dubbio si fa l’elettromiografia, un esame semplice e non invasivo (solo un po’ fastidioso) ma che permette di vedere come funziona il nervo e con quale velocità conduce lo stimolo elettrico da un punto all’altro. Più velocemente lo stimolo viene condotto, migliore è lo stato di salute del nervo.

 

Quando occorre rivolgersi alla chirurgia?

Nelle situazioni iniziali o quando l’elettromiografia mostra un grado di sofferenza ridotta del nervo può essere sufficiente la cura con metodi conservativi, come fare esercizi o posizionare di notte un tutore che mantiene il polso in estensione per diminuire la compressione del nervo. Se invece i sintomi sono importanti e il trattamento conservativo non è efficace, ma soprattutto se l’elettromiografia mostra un grado di sofferenza importante del nervo, allora si consiglia di effettuare l’intervento chirurgico.

 

E il dito a scatto?

Il dito a scatto è una patologia diversa dal tunnel carpale (che è lo schiacciamento di un nervo). Il dito a scatto consiste nell’infiammazione di un tendine che aumenta il suo volume perché la guaina che lo circonda si ispessisce leggermente. Come per il tunnel carpale è frequente in gravidanza o dopo il parto. Diversamente dalla sindrome del tunnel carpale che deve essere trattata immediatamente per evitare che il nervo venga compromesso seriamente, la cura del dito a scatto può essere rimandata, se la paziente sopporta il dolore. Nel frattempo si può mettere un tutore, fare terapie fisiche, utilizzare cortisone.

 

Nel post partum, la sindrome di De Quervain può colpire molte mamme, quali sono i sintomi?

Il morbo di De Quervain è una patologia chiamata comunemente “delle giovani mamme” e detta anche “delle ricamatrici” o “delle infilatrici di perle” o “delle nonne”. Si tratta di un’infiammazione dei due tendini che collegano pollice e mano. Se manteniamo una posizione di sforzo per lungo tempo, i tendini si possono infiammare, con conseguente dolore e difficoltà di movimento e di rotazione del polso. Si presenta nel periodo post-partum perché il movimento che si fa per sostenere la testa del bambino provoca la situazione di sofferenza dei tendini.

 

Come si diagnostica e quali sono le cure?

La diagnosi è semplice, l’ecografia va considerata superflua in questo caso, perché basta una visita.

Per curarla, sono a disposizione interventi poco invasivi non solo dal punto di vista chirurgico ma anche dal punto di vista anestesiologico (è sufficiente una puntura di anestetici sul polso, che non giungono al bambino) e non servono antibiotici nel post operatorio né antidolorifici.

 

Dopo l’intervento è possibile prendere in braccio il bambino?

Sì, grazie alle tecniche mininvasive la paziente può tornare alle azoni e ai gesti di prima, senza dolore.

 

C’è una relazione tra queste patologie e l’allattamento?

L’allattamento è un’altra situazione particolare che causa lo sconvolgimento dell’assetto ormonale della donna e determina la ritenzione idrica, che anche a livello tendineo può creare situazioni infiammatorie.

 

E il ruolo del fisioterapista?

Nelle fasi pre-operatorie il fisioterapista è la figura che confeziona i tutori su misura della mano della paziente, le dice quali movimenti fare, consiglia se è necessario l’intervento chirurgico. Il fisioterapista conforta la paziente e la invita a usare la mano, più che fare vera e propria fisioterapia. La miglior fisioterapia è quella che fa la paziente utilizzando la mano normalmente.