L’occhio è un organo delicato e deve sempre rimanere immerso in una soluzione acquosa. Come ci spiega il dottor Claudio Savaresi, Responsabile di Oculistica in Humanitas San Pio X: “Occorre che il film lacrimale sia in misura sufficiente, per garantire che tutta la struttura oculare (occhio, palpebra e annessi) abbia sempre un trofismo perfetto, così da evitare in particolare i disturbi legati a un’ipo-lacrimazione.

È molto importante che l’occhio presenti sempre un buon trofismo del film lacrimale cosicché la cornea, la parte più esterna dell’occhio, non sfreghi sulla palpebra e rimanga il più possibile trasparente”.

Cosa fare in caso di secchezza oculare?

“In presenza di ipo-lacrimazione o di disturbi a essa correlati, è consigliabile rivolgersi all’oculista, descrivendo i sintomi che si avvertono. Laddove lo specialista rilevasse un’insufficiente quantità del film lacrimale, determinerà il percorso diagnostico più appropriato”, spiega il dottor Savaresi.

La diagnosi: il test di Schirmer

“L’esame più semplice di cui disponiamo è il test di Schirmer. Questo prevede l’inserimento di una cartina bibula, quindi assorbente, all’interno dell’occhio per circa 5 minuti.

Se l’assorbimento della lacrima sulla cartina risulta inferiore allo standard, si parla di ipo-lacrimazione e dunque di secchezza oculare. Questo disturbo andrà studiato nel suo insieme per vedere se è legato solamente a una condizione lavorativa o di ambiente non idoneo o se vi è una malattia correlata, come per esempio la sindrome di Sjögren o il lupus eritematoso sistemico”.

Quali sono le terapie?

“È possibile ricorrere a una terapia appropriata come l’applicazione di sostituti lacrimali in forma liquida o in gel, in forma lincata o in forma naturale.

Questa terapia permette di avere una maggior stabilità del film lacrimale e di ridurre così in maniera significativa il disturbo legato all’ipo-lacrimazione e di conseguenza la secchezza oculare.

È molto importante contrastare la secchezza oculare per mantenere lo stato di trofismo più idoneo possibile e per evitare lesioni alla cornea che nel lungo periodo potrebbero portare a disturbi estremamente fastidiosi e dolorosi e talvolta molto difficili da risolvere”, ha concluso il dottor Savaresi.

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