In inverno, complici le festività natalizie o la tradizionale settimana bianca, sono moltissimi coloro che si dedicano a sport come sci, snowboard, pattinaggio e camminate. In alcuni casi, però, la pratica di queste attività può causare traumi che coinvolgono soprattutto gli arti inferiori e gli arti superiori.

Quali sono i traumi più comuni? Ne parliamo con il dottor Federico D’Amario, Responsabile di Ortopedia Protesica e Ricostruttiva Anca e Ginocchio in Humanitas San Pio X.

“I traumi variano a seconda dello sport che si pratica; ogni attività infatti vede un diverso coinvolgimento del nostro corpo nell’esecuzione del gesto sportivo. Gli infortuni in genere riconoscono tre cause: la sfortuna, la stanchezza e l’errata esecuzione dell’attività stessa”, spiega lo specialista.

I traumi nella pratica dello sci

“Per quanto riguarda lo sci, in genere i traumi sono legati alla stanchezza e si verificano spesso a fine giornata, magari verso la conclusione delle vacanze, quando il corpo è stato molto sollecitato. Gli appassionati di sci sono moltissimi e il desiderio di godersi le piste al massimo, li porta talvolta a esagerare, esponendosi al rischio di caduta. Molti sciatori infatti, non praticano regolare attività fisica durante il resto dell’anno, per cui arrivano sulle piste entusiasti, ma non adeguatamente preparati a livello muscolare.

I traumi più comuni negli sciatori sono a livello del ginocchio, con lesioni del menisco, rottura del legamento crociato anteriore e frattura del piatto tibiale; questa frattura è tipica dei soggetti over 50-60, spesso donne che hanno anche un principio di osteoporosi. Negli sciatori più anziani è anche abbastanza comune la frattura del femore. Per quanto riguarda gli arti superiori, a essere a rischio è la spalla, con frattura della clavicola e lussazione della spalla stessa; comune anche la frattura dell’omero, mentre meno frequenti rispetto a un tempo le fratture a polsi e caviglie, grazie ai nuovi scarponi e ai nuovi guanti, che offrono una maggiore protezione”, spiega il dottor D’Amario.

Vittime di caduta sono anche i bambini: “Spesso i bambini vengono messi sugli sci già a 3-4 anni, quando sono ancora piccoli. Tra i 4 e i 12 anni, gli infortuni più comuni sono la frattura della tibia e del femore; in questi casi la prognosi è buona, anche se spesso i bambini si vedono immobilizzati a lungo con il gesso”, sottolinea lo specialista.

Snowboard, pattinaggio e passeggiate

“Lo snowboard è uno sport praticato per lo più da esperti: i traumi infatti sono spesso dovuti a cadute nel corso dell’esecuzione di tricks (le manovre degli snowboarder) e riguardano soprattutto omero, clavicola e bacino, che possono fratturarsi”, precisa il dottor D’Amario.

Il pattinaggio sul ghiaccio e le passeggiate in montagna, magari sulla neve, sono due attività spesso sottovalutate. Sebbene possano apparire più semplici e alla portata di tutti, occorre praticarle in sicurezza e con la giusta attrezzatura (racchette e scarponi con ramponi per chi cammina, per esempio), perché il rischio di caduta è piuttosto alto.

“I traumi più comuni in chi pattina sono la frattura del polso, del gomito e dell’omero, ma anche del sacro e del coccige. La frattura del polso e la frattura del femore (in particolare nell’anziano) sono invece gli infortuni più frequenti nel caso di camminate, non solo in montagna, ma anche in città quando l’asfalto è ghiacciato”, aggiunge lo specialista.

Gli infortuni si possono prevenire?

“Purtroppo non si può fare molto in termini di prevenzione, è bene però avere alcune accortezze: non praticare sport in condizioni limite e farlo rispettando le piste, i sentieri e le indicazioni che vengono fornite dagli impianti; dotarsi dell’attrezzatura adeguata e accertarsi che sia in buone condizioni, questo vale anche per i più piccoli.

È consigliabile poi, prima di iniziare, dedicare 15 minuti alla ginnastica presciistica e allo stretching: questo consente di preparare i muscoli all’attività e alle sollecitazioni che riceveranno.

Nelle persone più anziane infine, soprattutto donne, consiglio una valutazione del rischio di osteoporosi prima di dedicarsi agli sport invernali; l’esecuzione di una visita reumatologica o di una MOC permettono di scoprire eventuali problemi a carico delle ossa”, ha concluso il dottor D’Amario.