Il tumore al seno è la neoplasia più frequente nelle donne. In ambito oncologico è la prima causa di morte. La sua incidenza è in leggero aumento, ma si registra un lieve calo della mortalità. Tale diminuzione è dovuta alla diffusione della prevenzione secondaria attraverso i programmi di screening mammografico e i controlli periodici cui le donne si sottopongono spontaneamente.

Oltre ai controlli clinico strumentali periodici, è importante prestare attenzione allo stile di vita.

“Un sano e corretto stile di vita stile comporta un’alimentazione varia ed equilibrata, un regolare esercizio fisico, astensione dal fumo, limitata assunzione di alcolici e peso corporeo nella norma”, spiega la dottoressa Maria Antonietta Nosenzo, chirurgo senologo del Centro di Senologia in Humanitas San Pio X. 

Prestare attenzione ai segnali del proprio seno

“È fondamentale che ogni donna sin dalla giovane età impari a conoscere le caratteristiche del proprio seno. Un’attenta osservazione davanti allo specchio associata all’autopalpazione può consentire di cogliere eventuali cambiamenti. È possibile, infatti, notare l’insorgenza di un nodulo, la presenza di secrezione seriosa e/o ematica dal capezzolo, arrossamento, retrazione del capezzolo, cute a buccia di arancia.

“Questi segnali devono indurre la donna a consultare un senologo che valuterà eventuali esami di approfondimento” raccomanda la dottoressa Nosenzo. 

L’importanza di rivolgersi a un Centro di Senologia

“Nel percorso di prevenzione, diagnosi e cura di un tumore al seno, è centrale il ruolo del Centro di Senologia (o Breast Unit). Si tratta di Centri dedicati al tumore al seno che vedono la presenza di diverse professionalità, come il radiologo, l’anatomopatologo, il chirurgo senologo, il medico nucleare, il chirurgo plastico, l’oncologo, il radioterapista, il fisiatra, lo psicologo e i volontari.

Essere prese in carico in questi centri assicura un approccio multidisciplinare e integrato. È dimostrato che essere seguite in tali strutture si traduce in una maggiore qualità esistenziale, ma soprattutto la prognosi è migliore”, ha concluso la dottoressa Nosenzo.