Nel 1940, solo 1 donna su 20 aveva il rischio di sviluppare tumore della mammella durante tutto l’arco della propria vita. Si stimava che la percentuale di rischio, in quegli anni, fosse del 5%, mentre nel 2012 (l’ultimo anno in cui sono disponibili dati statistici), il rischio superava il 12%, ovvero più di 1 donna su 8. In molti casi, tuttavia, ancora non è noto perché le donne si ammalano di tumore al seno. Infatti, circa metà delle donne colpite dal cancro della mammella non presenta alcun fattore di rischio noto.

Cosa significa “fattori di rischio”?

Per fattore di rischio si intende qualunque elemento sia in grado di influenzare l’aumento delle probabilità di sviluppare una certa malattia. «Tumori diversi, per esempio, possono avere fattori di rischio differenti – spiega la dottoressa Sara Galli, radiologa senologa di Humanitas San Pio X -. Tuttavia, presentare una probabilità più alta rispetto alla popolazione generale di ammalarsi di tumore mammario, non significa necessariamente sviluppare poi la malattia. Ad esempio alcune donne con uno o più fattori di rischio per il cancro alla mammella, infatti, non presenteranno mai la patologia, mentre circa metà delle donne che sviluppano il tumore non hanno apparenti fattori di rischio».

Quali sono i fattori che aumentano il rischio di cancro alla mammella?

«Non tutti i fattori di rischio hanno lo stesso impatto sulla probabilità di sviluppare il tumore – sottolinea la dottoressa -. Alcuni lo aumentano in modo significativo, altri in modo moderato o lieve. Alcuni, invece, sono erroneamente associati allo sviluppo della malattia e derivano da false credenze popolari».

Rischio lieve

  • Età. Con l’età aumenta anche il rischio. Circa il 77% delle donne con diagnosi di cancro della mammella hanno più di 50 anni e almeno il 50% sono over 65. Le donne di età compresa tra 40 e 50 anni hanno un rischio di sviluppare cancro al seno di 1 su 68, che aumenta a 1 su 42 tra i 50-60 anni, e diventa di 1 su 28 tra 60 e 70 anni, mentre nelle donne over 70 il rischio è di 1 su 26.

Rischio significativo:

  • Storia personale: una donna che ha già avuto un tumore a un seno, come per esempio, il carcinoma duttale in situ (DCIS) o il carcinoma invasivo della mammella, ha un rischio di 3-4 volte superiore di sviluppare un nuovo tumore nello stesso seno o nell’altro seno, non correlato al tumore primitivo (non si tratta infatti di una recidiva del precedente tumore, ma di un altro carcinoma).
  • storia familiare diretta: un parente di primo grado, per esempio avendo la mamma o una sorella o una figlia con tumore al seno, il rischio di sviluppare il carcinoma aumenta. Il rischio aumenta ancor più se la parente ha avuto il tumore al seno prima della menopausa e su entrambi i seni. Avere un parente di primo grado con carcinoma della mammella raddoppia il rischio, e avere due parenti di primo grado con tumore al seno rende il rischio addirittura triplo. Incide sull’aumento del rischio anche un parente maschio (fratello, papà, figlio) con storia di tumore mammario.
  • genetica: si stima che il 5-10% dei casi di cancro al seno siano ereditari

Le donne che ereditano la mutazione a carico del gene BRCA1 hanno circa il 45-60% di probabilità (contro il 10% della popolazione generale) di sviluppare un tumore mammario e il 20-40% (rispetto all’1-2% della popolazione generale) di sviluppare un tumore ovarico nell’arco della vita. Le percentuali sono inferiori nel caso di mutazione del gene BRCA2, rispettivamente, 25-40 e 10-20%

  • lesioni mammarie precancerose: esistono alterazioni mammarie non patologiche che possono comunque evolvere nel tempo in carcinoma o che sono associate al carcinoma stesso per cui sono associate ad un rischio più alto di sviluppare tumore alla mammella, in alcuni casi anche di 4-5 volte.

Rischio moderato:

  • Storia familiare non diretta: si riferisce a tumore al seno sviluppato in parenti di secondo o terzo grado, come per esempio zie, nonne e cugine
  • Peso: il sovrappeso, specie se il grasso è concentrato a livello dell’addome, insieme a una dieta ipercalorica e ricca di grassi, aumenta il rischio, specie dopo la menopausa
  • Esposizione eccessiva a radiazioni: nelle donne sottoposte a radioterapia mediastinica per linfomi trattati prima dei 30 anni il rischio di sviluppare un carcinoma mammario nel corso della vita aumenta.
  • Familiarità per carcinoma ovarico, d pancreas o melanoma: esiste una correlazione genetica tra questi tumori e quello della mammella, per cui più di un caso in famigli può sottendere un rischio di predisposizione genetica e perciò aumentare il rischio di tumore mammario.
  • Ereditarietà: donne discendenti da popolazioni ebraiche (Ashkenazi) provenienti dall’Europa Centrale e Orientale, hanno un rischio maggiore
  • Razza: le donne caucasiche hanno un rischio lievemente superiore di sviluppare carcinoma della mammella rispetto alle donne afro-americane, asiatiche, ispaniche e native americane. Le donne afro-americane, però, prima dei 40 anni hanno lo stesso rischio delle donne caucasiche
  • Terapia ormonale sostitutiva (TOS): l’assunzione prolungata di estrogeni e progesterone aumenta il rischio di tumore al seno. Il rischio sembra tornare nella media della popolazione generale dopo la sospensione per 5 o più anni.

Invece, non rappresentano fattori di rischio per il tumore al seno la mastopatia fibrocistica né l’aver avuto gravidanze multiple o aborti – continua la dottoressa Sara Galli – Tra le varie false credenze, inoltre, è escluso che il consumo di caffè o caffeina, l’uso di deodoranti per le ascelle, reggiseni con ferretto, tinture per capelli, protesi mammarie abbiamo alcuna relazione con lo sviluppo del tumore al seno.

Tra i fattori di rischio generali, associati più o meno direttamente allo sviluppo dei tumori in generale ricordiamo il fumo di sigaretta, il consumo eccessivo di alcool, l’obesità.

D’altra parte, una moderata ma costante attività fisica quotidiana ed una dieta equilibrata associate ad un adeguato programma di screening per le diagnosi precoce del tumore, indubbiamente aiutano a proteggersi almeno un po’».