La maggior parte dei tumori dell’intestino ha origine da un polipo benigno. Intercettarli precocemente è fondamentale per evitare la degenerazione tumorale. In Humanitas San Pio X per i pazienti con tumore del colon-retto il percorso è multidisciplinare: vediamo con i nostri specialisti cosa questo significhi e come si articoli.

Possono volerci cinque anni per sviluppare un polipo, due perché diventi un carcinoma localizzato e altri tre perché dia vita a metastasi in altri organi. Come spiega il dottor Marco Dal Fante, Responsabile di Gastroenterologia ed Endoscopia: “Il 90% dei tumori dell’intestino originano da un polipo benigno (adenoma), ma non tutti i polipi diventano tumore. Lo screening con la ricerca del sangue occulto nelle feci permette di individuarli prima che degenerino in carcinoma e interrompere così la storia naturale della malattia. In caso di positività allo screening, la colonscopia (offerta sempre in sedazione) permette di rimuovere il polipo e di sottoporlo a esame istologico per verificarne la natura benigna o maligna”.

“La colonscopia virtuale, meno invasiva di quella endoscopica perché utilizza la TC anziché la sonda, è una valida alternativa. Va sottolineato però che biopsia e asportazione di polipi si possono eseguire solo con la colonscopia reale. Per completare la stadiazione (ovvero lo stadio del tumore, che tiene conto dell’estensione del tumore stesso, del coinvolgimento dei linfonodi e di eventuali metastasi), in caso di riscontri oncologici, sono necessari TC e risonanza magnetica con mezzo di contrasto o il ricorso a ecografia endoanale in caso di patologie ano-rettali”, aggiunge il dottor Andrea Caprotti, Referente dell’Unità di  Diagnostica per Immagini. 

Tumori del colon e del retto, le terapie sono diverse

La stadiazione del tumore permette di stabilire il percorso di terapia. “I tumori del colon (sigma) e quelli del retto sono diversi per biologia e modalità di sviluppo e dunque seguono terapie diverse”, precisa il dottor Ezio Ganio, chirurgo generale. “A parità di stadiazione, un paziente con tumore del colon, a oggi, viene quasi sempre operato subito, cosa che nel tumore del retto, per la complessità dell’intervento, significherebbe resezioni importanti e colostomia sicura. La terapia del tumore del retto segue un approccio multidisciplinare con radioterapisti e oncologi che intervengono prima del chirurgo per ridurre massa tumorale e metastasi”.

I vantaggi della chirurgia mininvasiva

“Nella maggior parte dei casi – prosegue il professor Jacques Mégevand, Responsabile di Chirurgia Generale – la chirurgia mininvasiva laparoscopica o robotica ha sostituito la chirurgia tradizionale con taglio dell’addome, perché preserva le strutture anatomiche e nervose responsabili della funzione genito-urinaria e sessuale nell’uomo e nella donna, e la funzione intestinale evitando la colostomia permanente. In particolare la chirurgia robotica, già in uso da anni con il robot Da Vinci, è la grande rivoluzione. I livelli di precisione mai ottenuti prima nella rimozione del tumore, il conseguente rispetto di strutture vascolari e linfatiche importanti per mantenere la funzione del retto, oltre alla possibilità di raggiungere con i bracci del robot, aree del retto difficili per le mani del chirurgo, su pazienti selezionati, evita gli svantaggi della chirurgia non mininvasiva del retto, come l’incontinenza fecale o urinaria, o l’impotenza. Questo, insieme a una migliore prognosi di sopravvivenza significa anche migliore qualità di vita per il paziente”.

Chemioterapia e radioterapia per ridurre il tumore

Come sottolinea la dottoressa Simona Castiglioni, Responsabile di Radioterapia: “Nel tumore del retto, la Radioterapia prima dell’intervento permette di ridurre il volume del tumore, aiutando il chirurgo a evitare le grandi resezioni come in passato, riducendo l’incidenza delle recidive e i disturbi del trattamento per il paziente, pur aumentando la dose di raggi, specie nei tumori più grossi”.

“In presenza di metastasi, prima dell’intervento può essere indicato il trattamento neoadiuvante, con radioterapia e chemioterapia associate, per un periodo di 4-5 mesi. Lo scopo è far penetrare i farmaci più in profondità nei tessuti malati. Dopo la chirurgia, in pazienti con un particolare assetto genetico, l’uso di nuovi farmaci biologici che bloccano la rigenerazione e la proliferazione delle cellule tumorali, potenzia i benefici della terapia ma senza effetti tossici, aumentando così la qualità di vita del paziente oncologico”, precisa il dottor Paolo Montanaro, Responsabile di Oncologia.

Quando è necessaria la stomia?

Dopo la chirurgia per tumore del retto, potrebbe rendersi necessaria una stomia, ovvero un’apertura artificiale che mette in comunicazione l’intestino con l’esterno; un’apertura che può essere temporanea o definitiva.

“In caso di stomia temporanea, il ripristino del normale transito intestinale avviene con un successivo intervento. Definita colonstomia o ileostomia in base al tratto di intestino interessato dall’intervento, in entrambi i casi la fuoriuscita delle feci avviene in una sacca di raccolta. Il momento più difficile, per molti pazienti sottoposti a colostomia, è il ritorno a casa. Al sollievo per aver superato le fasi critiche della malattia e dell’intervento, ora si contrappongono i timori dati dall’incertezza della nuova condizione. Il paziente però viene aiutato dallo stomaterapista a gestire la nuova situazione in ogni aspetto della vita quotidiana, dal lavoro alla vacanza (anche in piscina e al mare),d all’attività fisica fino alla vita di relazione”, conclude Simona Furlan, infermiera stomaterapista dell’Ambulatorio dedicato in Humanitas San Pio X.